RAVEN – Rock Until You Drop

Pubblicato il 11/07/2018 da
voto
8.5
  • Band: RAVEN
  • Durata: 00:46:36
  • Disponibile dal: 01/10/1981
  • Etichetta: Neat Records
  • Distributore:

Per il metallo più classico, il 1981, in piena esplosione NWOBHM, fu anno davvero prolifico. Senza tanti giri di parole, giusto per fare alcuni nomi, nel mese di febbraio gli Iron Maiden rilasciarono “Killers”, a luglio i Def Leppard uscirono con “High n’ Dry” mentre ad ottobre i Saxon di Biff Byford pubblicarono il mitico “Denim And Leather”. Ma non era finita: a dicembre, per addolcire ulteriormente le festività natalizie, i Venom spararono sulla folla il ferale “Welcome To Hell”. Insomma, ce n’era per tutti i gusti.
Tuttavia, all’interno di questo calderone metallico, dalla città di Newcastle, qualcuno se ne uscì con un termine a dir poco adrenalinico per bollare uno stile nuovo di suonare metal, che faceva della velocità il suo punto focale. Abbinando il grezzume ruvido tipico del suono Motörhead con la maggior eleganza propria della nuova ondata metallica di inizio anni Ottanta, i Raven dei fratelli Gallagher si lanciarono a capofitto in un turbinio sonoro borchiato da riff semplici quanto sudoriferi, conditi da una sana pazzia di fondo, come confermato dalla cover del qui presente “Rock Until You Drop”. Una sala prove completamente messa sottosopra inaugurava l’atlethic rock: poco più di quaranta minuti di energia pura, installata sulla tipica formula del power-trio, garanzia assoluta di potenza e compattezza. Con John Gallagher al basso nelle vesti di singer principale, il fratello Mark alla sei corde e Rob ‘Wacko’ Hunter alla batteria, entrambi a supportare l’impianto vocale, i Raven si presentavano al mondo come tre autentici mattacchioni, in grado non solo di spaccare tutto ma anche di tracciare importanti solchi thrash da lasciare in pasto alle band a venire.
A proposito di sudore, non basterebbe una cassa d’acqua per rigenerare il vostro impellente bisogno di bere se non fosse per i cinquanta secondi di “39/40”, posta provvidenzialmente dopo i primi quattro brani e utile per prendersi un attimo di tregua. Il quartetto di brani iniziale, infatti, è un qualcosa di energicamente indescrivibile nella sua semplicità. E’ l’ansimare di “Hard Ride” ad aprire le porte per la sala prove più scombinata della NWOBHM: gli acuti di John sferzano l’aria mentre le note pungenti di Mark sorreggono un ritmo incalzante e cazzuto. Ma è solo l’inizio. E’ la successiva “Hell Patrol” a dare la famosa ‘badilata on the face’: incontrollabile il riff che domina l’intero pezzo su cui la schizofrenia del singer inglese si trova a meraviglia; un continuo mordi-e-fuggi, finché la voce dello stesso John rimane appesa ad un filo prima che il mood imperante riprenda sovrano. Un inseguimento metallico davvero coinvolgente. E si continua con un’altra accoppiata così fulminea quanto folgorante: più diretta e guascona “Don’t Need Your Money”, più classica “Over The Top”. Quattro bombe prima, come accennato, della pausa acustica.
Si parlava di thrash qualche riga fa. Bene, prendete “For The Future” e ascoltatevi la parte strumentale posta a metà brano: quelle frustate chitarristiche, assestate sulle ritmiche più nervose e cattive, sono un primo e chiaro esempio di uno speed metal che andrà a prendere una versione ancor più tirata qualche anno più tardi, soprattutto nella terra d’Oltreoceano. Un album spedito, adrenalinico e vigoroso che trova stranamente nella title-track l’elemento più ‘soft’ dell’intero lotto: diversi, infatti, sono gli elementi hard-rock richiamati dalla marcia sonora intrapresa dai tre inglesi, tanto che, a tratti, alcune parvenze alla “Back In Black” fanno capolino qua e là.
Ora, che i Raven fossero svitati (in senso buono) lo si poteva intuire da quanto ascoltato sino a questo punto, tuttavia l’ennesima conferma arriva subito dopo “Nobody’s Hero”. Direttamente dalla rock band britannica Sweet, ci presentano a modo loro (forse addirittura meglio, per chi vi scrive) due versioni assolutamente divertenti ed energiche di “Hellraiser” ed “Action”: lo scapocciamento è assicurato. La caduta definitiva è vicina ma, prima di rovesciare l’ultima cassa-spia rimasta ancora in piedi, i fratelli Gallagher ci regalano ancora un esempio del loro athletic rock, dimostrando comunque di saper destreggiarsi anche in altri lidi stilistici. L’intro della conclusiva “Tyrant Of The Airways” strizza l’occhio ai ritmi più oscuri intarsiati anni prima dai connazionali Black Sabbath, lasciando quindi il posto all’ennesima ripartenza in stile Raven; così, sino al colpo decisivo e letale.
Con “Rock Until You Drop”, seguito da “Wiped Out” e dal terzo “All For One”, i Raven raggiunsero un buon livello di fama mondiale. Successo che crollò vertiginosamente con il saluto alla Neat Records e la successiva firma con l’Atlantic: una serie di passi falsi che portarono il gruppo britannico a perdersi quasi definitivamente. Con il nuovo millennio comunque, risolti anche i problemi fisici occorsi a Mark Gallagher, i Nostri sono tornati nuovamente in auge riportando, seppur con qualche annetto sulle spalle in più, quell’aura sudorifera che aveva impazzato nei primi anni Ottanta.
You`ve gotta rock, rock until you drop!

TRACKLIST

  1. Hard Ride
  2. Hell Patrol
  3. Don't Need Your Money
  4. Over The Top
  5. 39/40
  6. For The Future
  7. Rock Until You Drop
  8. Nobody's Hero
  9. Hellraiser/Action
  10. Lambs To The Slaughter
  11. Tyrant Of The Airways
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