REBELLION – Arise: From Ginnungagap to Ragnarok

Pubblicato il 16/09/2009 da
voto
7.0
  • Band: REBELLION
  • Durata: 00:57:13
  • Disponibile dal: 24/07/2009
  • Etichetta: Massacre Records
  • Distributore: Audioglobe

Terzo e ultimo capitolo della saga dedicata alla storia vichinga per i tedeschi Rebellion dell’ex-chitarrista dei Grave Digger, Uwe Lulis. Come in occasione delle due più recenti uscite ci troviamo di fronte ad un lavoro discreto, che pesca sempre dal passato di Uwe ma questa volta con uno sguardo anche ad altre soluzioni stilistiche. Su “Arise: From Ginnungagap to Ragnarok – The History Of The Vikings Vol III” la vicnanza con il sound dello Scavafosse del periodo “Excalibur” (ultimo disco di Uwe con la sua ex band) è meno marcata che sul precedente “Miklagard” e si nota invece qualche piccolo spunto più vicino agli Amon Amarth a livello di guitar work, probabilmente indotto dalle tematiche stesse del disco oltre che dall’evidente successo degli svedesi. Altro elemento di discontinuità è il cantato di Michael Seifert, più orientato su un vocione cavernoso di basse tonalità alla Chris Boltendahl degli ultimi tempi, piuttosto che su note più alte. Piccoli accorgimenti questi che permettono ad “Arise” di convincere anche più del suo predecessore. L’album parte in quarta con “War”, il brano come struttura più vicino ai Grave Digger, con un riffing aggressivo, doppia cassa e ritornellone facilmente memorizzabile e cantabile. Segue la titletrack, mid tempo invece abbastanza insolito per gli standard del gruppo, più melodico e catchy, con tanto di pianoforte in apertura, bridge abbastanza arioso e chorus molto semplice e diretto. “Asgard” e “Bolverk”, massicce e compatte come un blocco di marmo, mettono invece in evidenza il sound più granitico dei Rebellion, stemperato solo dagli assoli melodici di Uwe. E dopo la lunga, bella e più sinfonica “Thor” sono la thrashy “Evil” e “Loki” a forzare ulteriormente su sonorità più aggressive, semplici come arrangiamenti ma potenzialmente di grande presa in sede live. Dopo l’epica “Ragnaroek”, chiude il lavoro “Einherjer”, un brano lento di oltre sette minuti dove trovano spazio anche cori femminili. Ce n’è dunque abbastanza per confermare quanto di buono detto in occasione di “Miklagard”. Non stiamo certo parlando di un lavoro imprescindibile, ma comunque in grado di piacere a chi segue il power tedesco più roccioso e ovviamente i Grave Digger.

TRACKLIST

  1. War
  2. Arise
  3. Asgard
  4. Odin
  5. Runes
  6. Bolverk
  7. Thor
  8. Evil
  9. Loki
  10. Prelude
  11. Ragnaroek
  12. Einherjer
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