7.5
- Band: RED ROT
- Durata: 00:43:30
- Disponibile dal: 10/05/2024
- Etichetta:
- Hammerheart Records
Davide Tiso e Luciano Lorusso George, rinnovano la loro collaborazione, per il secondo capitolo dei Red Rot: la circostanza aveva destato una certa attenzione, due anni orsono, perché è proprio dall’unione di queste due menti che erano arrivati i migliori capitoli dell’avventura Ephel Duath, con il trittico composto da “The Painter’s Palette”, “Pain Necessary To Know” e “Through My Dog’s Eyes”, usciti tra il 2003 e il 2009, a costituire tre esempi di metal estremo avanguardistico molto personale e fuori dai canoni.
Un’avventura, quella degli Ephel Duath, alla quale ancora oggi si fa riferimento per descrivere l’operato musicale di Tiso, che dopo di allora è comunque andato avanti, con altri progetti di buon valore, anche se non all’altezza dell’inventiva degli album appena citati. Il reincontro artistico con il cantante di quelli che potremmo definire ‘i migliori anni’ per il Davide Tiso musicista non era coinciso, per l’esordio dei Red Rot “Mal De Vivre”, in qualcosa di memorabile: si trattava di un album con qualche discreto sprazzo, qualche guizzo e una performance al microfono decisamente eclettica, ma senza grandi frecce al proprio arco. Un misto di death, thrash, hardcore e piccole eccentricità che si ascoltava anche volentieri, pur non potendo tenere il passo con le migliori uscite di settore del periodo.
Due anni più tardi, la formula apparentemente rimane inalterata, soltanto che tutti gli attributi già precedentemente riferibili alla formazione paiono essere considerevolmente migliorati, portando, infine, a un salto in avanti notevole.
La struttura di “Borders Of Mania” è quella di “Mal De Vivre”: quindici tracce per meno di tre quarti d’ora di musica, anche stavolta all’insegna di un extreme metal vibrante, rancoroso, conciso nelle ritmiche e attraversato da negatività e inquietudine a profusione. Se questo ricettario nell’esordio appariva convenzionale, un po’ scarno nella resa strumentale e ancorato a modi di intendere il metal estremo un filo datati, il nuovo arrivato si fa voler bene fin dai primi ascolti. Si percepisce un’altra compattezza, una ruvidezza burrascosa che può richiamare il crust-hardcore e d-beat, con richiami alle ecatombi concepite da personaggi come Tragedy, From Ashes Rise, Disfear, inseriti in un contesto più tradizionalmente metal.
La vena hardcore applicata alla teatralità di Lorusso George funziona benissimo, facendo svoltare le singole tracce da semplici schegge impazzite a torbide escursioni nelle zone in penombra del nostro animo, con un intreccio di vocalizzi che sanno di turbe genialoidi, quanto di sadica follia. L’assemblato strumentale nel suo insieme suona più pesante, dinamico e urticante, lambendo e oltrepassando più volte i limiti del grind, per poi riportarsi volentieri verso momenti di strisciante malignità, con sospetti di doom a schiudersi in mezzo al rumore.
È un disco impulsivo e assieme razionale, “Borders Of Mania”, dritto al punto e ferale. La spinta sperimentale non è quella dei migliori Ephel Duath, sia chiaro, ma non è nemmeno qualcosa che la band va ricercando. Piuttosto, si prendono generi codificati e si prova a stropicciarli e allargarli quel che serve perché fungano da veicolo della propria contorta rabbia.
Sorretto da una produzione massiccia e organica, il secondo disco dei Red Rot scorre via irrazionale e selvaggio, ma con molto rigore: non ci sono follie messe lì tanto per fare gli splendidi, ogni dettaglio è funzionale a far male, a bastonare con gli strumenti infondendo anche un certo qual disagio e malessere. Per come è concepito “Borders Of Mania” funziona al meglio se assaporato nella sua interezza, sorbendolo tutto in una volta, per farsi carico completamente di tutta la sua ragionata violenza.
Senza colpi di scena particolari, senza la volontà di dover dimostrare chissà cosa, il gruppo di Tiso travolge le perplessità indotte da “Mal De Vivre” e ci regala un bello spaccato di extreme metal sospeso tra anni ’90 e oggi.
