RED SKY – Kamasutra

Pubblicato il 23/01/2016 da
voto
6.5
  • Band: RED SKY
  • Durata: 21:33
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Con l’intento – tra l’eroico e il presuntuoso – di ‘distruggere i limiti musicali’ il noto singer/chitarrista meneghino si staglia nuovamente sul panorama discografico indipendente ed underground con questo lavoro intitolato “Kamasutra”, dopo episodi come “Solo Musica A Riempirmi Gli Occhi”,”Origami” e la serie dei “3 Stiles”. Red Sky ama definirsi un musicista di un ‘genere senza genere’ ed effettivamente a livello ideologico poco si può obiettare ad affermazioni di questo calibro. Ben più pragmatico è però definire la sua proposta come rap all’italiana correlata a costruzioni di chitarra elettrica di ascendenza metal e pattern ritmici elettronici, tutti generi trascesi e superati dall’amalgama generale di “Kamasutra”. Rispetto al passato dell’artista la competenza e il gusto di alcune scelte ricevono qui un superamento qualitativo non indifferente, ad indicare il progredire del progetto dell’individuo mascherato, che insiste ancora più sulla sua posizione di compositore viscerale (‘se non compongo, mi decompongo’), contro tutti e tutto, riprendendo la rabbia canonica dell’incomprensione che tinge le liriche di tutto il rap più intransigente e sbarazzino, ma manca qui l’impatto più efficace di “Musica Per Riempirmi Gli Occhi”, forse per la produzione troppo pulita o forse per la fretta di mandare fuori qualcosa di nuovo anzitempo. Alcune soluzioni, come l’iniziale ” Add(io)” e “Tanabata Matsuri” sono episodi penalizzati incredibilmente da questo fattore, risultando banali e assolutamente poco significativi, per mancanza di effetto, potenza e fascino, risultando invece pretenziose ed equivoche, e sicuramente ben lontane a risultati accattivanti come il brano “Neve” di “Musica Per Riempirmi Gli Occhi”, dove la voce femminile era riuscita a far brillare ancora di più tutto il lavoro del compositore, liriche e musica. Pretenziosa, ma in maniera diversa, è l’ultima “Re Minore”, che permette invece di affermare l’innovazione stilistica propugnata da Red Sky, dove liriche che vogliono essere poetiche riescono a funzionare quando integrate in un sistema-brano funzionante, carico di pathos ed energia (e non solo per il growl di Locus Animae del chorus), ma anche per gli apparati di tastiere e aperture chitarristiche ben amalgamate. Uno dei brani migliori dell’EP è sicuramente “Din Don Dan”, che riesce, come la precedente menzione, effettivamente ad inglobare a sé parecchie soluzioni stilistiche, riuscendo però ad essere coesa, efficace ed unitaria: momento in cui le parole e l’interpretazione di Red Sky riescono, al contrario dei brani suddetti, a colpire nel segno e a dare valore anche all’apparato musicale, permettendo all’ascoltatore di scorgere l’effettivo potenziale di spirito e cuore presenti dietro la maschera del personaggio. Il progetto dell’emcee milanese ha dalla sua tanto spirito e tanto cuore, ma deve ancora integrarsi in qualcosa che possa effettivamente renderlo assolutamente efficace ed intrigante, sempre d’impulso ma anche di un curato labor limae, sia a livello di produzione sia a livello di composizione, che dovrebbero tendere ad un discorso ancora più omogeneo ed unitario, in vista di un primo full length. Ci auguriamo che il progetto Red Sky continui a maturare e dare lustro anche a questo sfondamento di barriere di generi, soprattutto in lingua nostrana. Probabilmente ne abbiamo sempre bisogno.

TRACKLIST

  1. Add(io)
  2. Kamasutra
  3. Alieno
  4. Din Don Dan
  5. Tanabata Matsuri
  6. Ikigai
  7. Re Minore
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