REDEMPTOR – Agonia

Pubblicato il 03/12/2021 da
voto
7.5
  • Band: REDEMPTOR
  • Durata: 00:43:24
  • Disponibile dal: 03/12/2021
  • Etichetta:
  • Selfmadegod Records

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“Agonia” è una nube di catrame sospesa tra il dolore concreto della nostra vita e l’inquietudine astratta di ciò che non conosciamo. Una volta entrati all’interno di questo cumulo rovente, suoni pesanti e decisamente compatti si appiccicano all’anima dell’ascoltatore intrappolandolo nei meandri di un death metal tecnico e atmosferico. Al primo ascolto si percepisce una certa classe nel componimento di ogni singolo pezzo, una classe non casuale vista la formazione dei Redemptor. Il supergruppo polacco, per chi non li conoscesse, è infatti formato da musicisti che militano o hanno militato in diverse band tra le quali Sceptic, Sothoth, Decapited, Banisher, Deivos e Wingless per citarne alcune. Il quarto full-length dei Nostri, rispetto al passato, sembra aver raggiunto un equilibrio sonoro sospeso sul confine del crepuscolo, dove luci ed ombre si coagulano in suoni solidi ed enigmatici. Attorno all’oscuro cosmo polacco orbitano band come Gorguts, Immolation, Ulcerate, Obscura e Morbid Angel che hanno sicuramente influenzato la conformazione sonora di questo pianeta caliginoso ed affascinante. Nella fitta nebbia di “Agonia” si mescolano dense dissonanze puramente death a fluidi elementi melodici che rendono più respirabile l’aria rarefatta dell’universo Redemptor. Nove tracce che non faticano mai a trovare la lucentezza necessaria per poter essere avvertite ed inseguite nel loro cammino: come spettri, le canzoni di “Agonia” rimarcano un’anima sfuggevole delineata dal suono di chitarre che disegnano linee melodiche sulle quali si sviluppano furiose sezioni ritmiche. “Tectonic Plates” è il brano di apertura che dimostra quanto detto sinora, esso traccia un netto sentiero musicale solcato dagli artigli metallici delle successive tracce. L’epica metamorfosi di “Further From Ordeal” mostra la facilità perentoria dei Nostri di plasmare la materia sonora in qualcosa di estremamente godibile che si adatta ad ogni stato d’animo dell’ascoltatore. La malinconia si intreccia spesso alla rabbia: i ritmi pacati vengono cuciti con maestria ad assoli a sei corde, ad atmosfere sognanti che puntualmente vengono lacerate da una forbice impazzita aizzata da poderosi impulsi death. Le chitarre acustiche di “Aurora” aprono una parentesi poetica sulla foschia del platter che non si esaurisce ma si evolve nella successiva “Debris” trasformandosi in percezioni psichedeliche. I growl profondi e potenti di Michał Xaay Loranc e Daniel Kesler si incastrano perfettamente al meccanismo sonoro architettato nei minimi dettagli dai Redemptor che sembrano addirittura evocare i Meshuggah in “Wounds Unhealed”. Il finale sorprendente intitolato “Les Ruines De Pompei” è il sogno distorto che germoglia dalle macerie di una civiltà scomparsa, assumendo le sembianze di una metropoli futuristica avvolta nelle fredde ombre della solitudine. Il sound, denso e cupo, rivela una palpabile malinconia che viene raffreddata da innesti industrial gradatamente schiacciati da ritmi incalzanti di stampo apocalittico. “Agonia”, in conclusione, è un lavoro raffinato che non mostra difetti ma richiede diversi ascolti per essere assorbito e giustamente valorizzato per il suo prezioso contenuto.
La nube dei Redemptor ha oscurato il cielo seminando lacrime di desolazione sul fertile terreno death metal. Il rumore della pioggia non è mai stato così perfidamente elegante.

TRACKLIST

  1. Tectonic Plates
  2. Potion of the Skies
  3. Tar
  4. Further From Ordeal
  5. Excursus Ignis
  6. Aurora
  7. Debris
  8. Wounds Unhealed
  9. Les Ruines De Pompei
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