7.0
- Band: REDENÇÃO PELAS CHAMAS
- Durata: 00:37:30
- Disponibile dal: 12/09/2025
- Etichetta:
- Purity Through Fire
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Attivi da soli tre anni, i portoghesi Redenção Pelas Chamas sono chiamati al debutto sotto l’egida di Purity Through Fire, dopo un demo pubblicato nel 2022. Come da illeggibilità del logo, il genere proposto è un black metal crudo e aspro, prodotto volutamente in maniera rozza e zanzarosa, così come le composizioni sono piuttosto minimali e grezze. Tuttavia – ed è qua che ci si stupisce un po’ – non si cerca la velocità a tutti i costi o la gara a chi è il più cattivo di tutti i cattivi, bensì ci si ritrova immersi in composizioni molto spesso più cadenzate di quanto ci si aspettasse: molti sono infatti i passaggi rallentati e ritmati con una certa mestizia, dove alle sacrosante sfuriate tipiche del black più ortodosso si alterna una certa asettica malinconia e qualche midtempo ben sorretto dalle sei corde.
Niente nenie smielate, insomma, ma più un sano senso di vuoto interiore: riff languidi, aperti, strofe guidate da giri di chitarra molto semplici e spesso ripetuti, ma capaci di sciogliersi in ossessioni ipnotiche e ripetitive (si ascolti “Nortada”).
Da sottolineare il riffing: le chitarre (come anche la scrittura dei brani), pur ben calate nel genere proposto, hanno una base solidamente heavy nella ricomposizione dei vari passaggi: si basano su stilemi ben canonizzati in decenni di rock and roll, con una struttura abbastanza facile da memorizzare, ma lo fanno temperando la matita fino alla punta, affondando stilettate sonore ben assestate (sentite “Cruor”, quanto tradizionale sarebbe con altri suoni).
Il risultato sono canzoni fondate su un buon mix di aggressività e tristezza, che può chiamare in causa certe composizioni dei Drudkh (soprattutto nel continuo reiterarsi di giri che continuano a risuonare nel brano), ricordando anche certe sortite dei nostrani Imago Mortis nella resa finale di un black meno grezzo di quanto in realtà non si voglia andare far credere. Infatti la produzione, citata per il suo minimalismo, è abbastanza levigata per apparire più lo-fi di quanto sia in generale, e anche le composizioni, dopo qualche ascolto, risultano meno naif e impetuose di quanto ci vogliano raccontare: si va decisamente a richiamare un immaginario d’altri tempi, romantico e oscuro, decadente.
Insomma, questi portoghesi riescono a risultare abbastanza interessanti grazie ad un approccio che ricorda non tanto gli anni Novanta norvegesi quanto quelli mediterranei, sanguigni, melodici, confezionando un disco che non rivoluziona, non riscrive, ma sorprende il giusto, e si fa ascoltare con un piacere più che discreto.
