6.5
- Band: REGARDLESS OF ME
- Durata: 00:48:45
- Disponibile dal: 31/10/2017
- Etichetta:
- Sleaszy Rider Records
La band meneghina arriva al decimo anno d’attività e sforna il terzo capitolo della sua storia discografica caratterizzata da molti cambiamenti. In primis, quello della formazione, che, tranne il mastermind Emiliano Sicilia, ha visto alternarsi diversi interpreti in tutti i ruoli. Quindi quello delle etichette: una diversa per ogni album (ora con la greca Sleaszy Rider Record). Infine, in parte, va segnalata anche una mutazione stilistica. A proposito dello stile, i Regardless Of Me propongono infatti un genere innovativo da loro descritto come ‘trip-hop dark metal’, una definizione che rende molto ambizioso e di difficile collocamento sulla scena il progetto. Nel loro lavoro la varietà di suoni e stili che incontreremo è derivante dalle svariate influenze musicali dei componenti (dai Massive Attack ai Meshuggah passando per Portishead e Katatonia) che sono state anche il motivo di alcune dipartite di vecchi membri della formazione. Detto ciò, possiamo dire che, nonostante la quantità di materiale musicale messo all’interno delle tracce di “The Covenant”, la risultante è un ascolto piacevole e soddisfacente sotto molti punti di vista. Le capacità compositive e di arrangiamento della band riescono a non creare una miscela informe di suoni, bensì una piacevole altalena di emozioni e registri in grado di accontentare un po’ tutti. I primi brani sono quelli più orientati verso le sonorità dure e veloci caratterizzate da tinte hard rock come “We Are” e la trascinante “Neurotic Traits”, in cui emerge la capacità della band di unire potenza e melodia. Nella parte centrale viene fuori l’animo più prog e pacato dei Regardless Of Me, in grado di far passare con leggerezza sezioni non proprio lineari e dai tratti più introspettivi che hanno come apice “This Broken World”, brano davvero riuscitissimo che fa da trait d’union tra le varie influenze stilistiche sopra citate. Certo, si potrebbe anche dire che alcuni pezzi non esplodano come ci si aspetterebbe, che la voce di Arys Noir non sia subito perfettamente digeribile (per quanto il suo essere potente e affilata si ponga in maniera perfetta nel contesto), che l’abbondanza di sovraincisioni ed il non sempre perfetto equilibrio tra le sequenze ed il suonato, unita ad una batteria un po’ troppo di plastica, affatichino a tratti l’ascolto, ma la verità è che “The Covenant” è un album sicuramente riuscito. Il full-length ha tutto: potenza, melodia e tecnica; certo, anche qualche difetto, ma nella sua complessità ed eterogeneità riesce comunque a scorrere con fluidità e naturalezza e ad appagare l’ascoltatore. Consigliato a chi ha voglia di ascoltare qualcosa di nuovo ed inusuale nel panorama metal.
