REPENT – Condemned To Fail

Pubblicato il 23/08/2019 da
voto
6.5
  • Band: REPENT
  • Durata: 00:40:55
  • Disponibile dal: 16/08/19
  • Etichetta: High Roller Records
  • Distributore:

Se non fosse per una produzione a dir poco grezza e grossolana, il nuovo dei Repent non sarebbe nemmeno così male; ma tant’è. Sorto nel 1992 in terra teutonica, in un periodo in cui il thrash (come tutto il mondo metal del resto) stava lentamente perdendo colpi, soppiantato dalla contemporanea ascesa di altri generi (leggasi grunge) e dai modesti risultati ottenuti dalle sperimentazioni messe in atto da moltissime band dell’epoca, il gruppo guidato dall’accoppiata ritmica composta da Alex Raab (basso) e Andy Brandscher (drums), nonostante le buone intenzioni, non riuscì ad emergere da un più che prevedibile anonimato e dovette così attendere la rinascita metallica di fine millennio per vedere realizzato quanto prodotto in studio. Oggi, con tre album alle spalle, i Repent tornano con un messaggio semplice e diretto lungo quaranta minuti: “Rassegnamoci, siamo condannati a fallire”. Un thrash d’annata, ispirato ai padrini tedeschi a firma Kreator e Destruction, con tanto di inserti melodici più o meno ricercati: così si sviluppa “Condemned To Fail”.
L’invettiva nei confronti del progresso degenerativo viene portata avanti da un rabbiosissimo Jurgen “Eumel” Aumann il quale, sin dall’opener “Pride Of Creation”, non lascia spazio ad alcun arzigogolo vocale. Un urlo sguaiato e corrosivo, accompagnato dalla tipiche sfuriate made in sei corde e da una batteria che fa male, soprattutto ai nostri padiglioni auricolari. L’effetto pentola, infatti, risuona in diversi pezzi e se a ciò aggiungiamo un fruscio sonoro di fondo, ecco servito un fastidioso esito che va a rovinare le trame intarsiate dalla coppia Heusinger/Rath. Un difetto che, ahinoi, colpirà sia i brani più tirati (“Progress Paradox”), sia quelli più rocciosi e pesanti (“Hypocrite’s Tears). Peccato, perchè gli spunti interessanti non mancano all’interno del full-length prodotto dai cinque bavaresi: su tutti “Scientific Ideals” in cui, oltre ai consueti riff tritaossa, i nostri si espongono a passaggi più singolari e sinfonici. Particolarità che si ritrovano, seppur in maniera confusionaria, anche nella successiva “Wimpreaper”, in alternativa al monolitico tappeto ritmico sul quale si staglia ancora una volta il grido scartavetrante di Aumann. Un fallimento che trova il suo apice, perlomeno a livello lirico, nella conclusiva “The Worst Is Yet To Come”: più completa rispetto alle precedenti, la chiosa al lavoro teutonico conferma la volontà intrinseca dei Repent nel portare avanti la tradizione schietta e cruda del vecchio thrash made in Germany; se non fosse per quella produzione…

TRACKLIST

  1. Pride Of Creation
  2. Progress Paradox
  3. Theo-crazy
  4. Hypocrate's Tears
  5. Empires Of Evil
  6. Mutilation Ritual
  7. Scientific Ideals
  8. Wimpreaper
  9. The Worst Is Yet To Come
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