8.0
- Band: REPLICANT
- Durata: 00:44:08
- Disponibile dal: 12/04/2024
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
Arriva anche per i Replicant la prova del fatidico terzo album: la band del New Jersey, che ha esordito nel 2018 con “Negative Life” ed ha confermato la bontà della propria proposta con “Malignant Reality” del 2021 – disco che ha riscosso un discreto successo soprattutto oltreoceano – cerca ora la definitiva conferma.
La loro musica è stata definita ‘dissonant death metal’ per la capacità di conciliare l’irruenza del death metal con suoni stridenti e disarmonici: non una novità in senso assoluto, in quanto chiara l’influenza di gruppi quali Gorguts o Demilich, ma sicuramente gli americani dimostrano una forte tenacia nel ricercare una strada personale e soluzioni che non siano scontate.
“Infinite Mortality” non introduce nessun particolare elemento nuovo, se non un ulteriore indurimento dei suoni, ma riesce nel non semplice compito di dare una coerenza di fondo a nove episodi schizoidi, affinando una formula già utilizzata in precedenza: quello dei Replicant è ormai uno stile riconoscibile, in cui le peripezie strumentali e la follia compositiva vanno di pari passo con groove e brutalità, senza mai perdere di efficacia o annoiare l’ascoltatore.
Già con l’iniziale “Acid Mirror” si può avere un’idea di cosa ci attende: si parte subito con riff sbilenchi e con una sezione ritmica impazzita e ben in evidenza nell’impasto musicale, fino al rallentamento della parte centrale, una specie di colpo di scena, prima di una secca ripartenza ed un finale che definire psichedelico non è azzardato. Un altro momento di altissimo livello è “Reciprocal Abandonment”, la cui ferocia è stemperata da inserti new wave ed ambient, mentre “Pain Enduring”, introdotta da un drumming selvaggio, è un vero e proprio assalto death metal carico di negatività, con un assolo spiazzante a metà pezzo; a lasciare il segno, però, è la lunga “Planet Of Skin”, un brano avvolgente ma anche malvagio ed insidioso, con qualche accenno ai Gojira.
In questo groviglio di suoni, la produzione riesce sempre a valorizzare ogni singolo dettaglio, e con arrangiamenti così complessi questo non è un particolare di poco conto. La voce di Michael Gonçalves è aspra e malefica, mentre intorno le chitarre e la sezione ritmica suonano ancora più caotici ed intricati, e l’effetto è oltremodo opprimente e soffocante.
Non era scontato, ma i Replicant hanno alzato di nuovo l’asticella, con un disco stupefacente per intensità, perizia tecnica ed impatto, tanto che ormai non possono più essere considerati una sorpresa.
