REPLOSION – Resting Place Of Illusion

Pubblicato il 18/07/2012 da
voto
7.0
  • Band: REPLOSION
  • Durata: 00:58:44
  • Disponibile dal: 20/05/2012
  • Etichetta: Dysfunction records
  • Distributore:

Sul terreno italico la bandiera del progressive metal di scuola statunitense (Dream Theater, Symphony X) sembra avere attecchito in maniera marcata… solo nell’ultimo periodo sulla nostra scrivania virtuale saranno sbarcati almeno una decina di dischi classificabili all’interno di questo genere! Futili statistiche a parte, anche i qui presenti Replosion, quintetto guidato dai fratelli Galletto (rispettivamente chitarra e batteria) e orbitante nelle zone del mantovano tra Lombardia, Veneto ed Emilia, possono senz’altro essere classificati nel marasma del genere sopracitato. Quello che secondo noi permette (e permetterà sempre di più) a questo interessante gruppo di emergere rispetto allo standard del genere è un’apparentemente innata propensione a comporre melodie azzeccate, che stemperano la difficoltà e l’alto contenuto tecnico delle canzoni e riportano la proposta a livelli più fruibili, permettendo così alla band di evitare il tranello di proporre meri esercizi di stile e tecnica. Quest’ultima è sicuramente presente in tutto il lavoro (il guitarwork fortemente debitore della lezione di Romeo dei Symphony X, accostato ad una drumming di scuola Portnoy, lo dimostrano ampiamente), ma per fortuna non risulta l’unico obiettivo della band, che cerca di staccarsi dal mero citazionismo cercando di infilare nel sound complessivo un po’ di sana velocità e robustezza tratte dal power metal (“Push Me Down”), e anche alcune iniezioni di elegante rock settantiano, che contribuiscono a stemperare le maggiori asperità presenti nel songwriting del gruppo; cosa che avviene, ad esempio, nella progressiva “The Unknown God”, brano dove un pregevole lavoro di hammond e tastiere raddrizza le sorti di un pezzo altrimenti fin troppo spigoloso. A conti fatti, il buon uso delle influenze power e le azzeccate scelte in termini di melodie si rivelano di fatto i veri punti di forza dell’album, proiettando i pezzi più diretti e intrisi di melodie come la titletrack, la già citata “Push me Donw” e la bella quasi-ballad “Starless Night” tra gli highlight dell’album, e relegando i pezzi più difficili in quella nicchia cui appartengono le canzoni che vanno ascoltate molte volte prima di comprenderle appieno. Rispetto dunque alle complesse costruzioni di “The Unknown God”, di “Turn The Page” e anche ai diciassette minuti della finale “The Ice Queen”, nella quale si può sentire veramente di tutto, continuiamo a preferire quei pezzi dove l’approccio risulta più diretto e libero da vincoli, quei brani dove la classe e l’energia proprie dei cinque preparati musicisti hanno modo di respirare sotto la complessità delle partiture e l’esasperato tecnicismo strumentale. Un disco interessante, dunque, che alterna i Labyrinth ai Dream Theater e a qualcosa di più personale, e che ci mostra appieno che le capacità ci sono e che la band è pronta a sfondare, se compirà l’ultimo sforzo per amalgamare le influenze del proprio sound e limare quelle poche asperità che ancora minano l’ascolto dei pezzi più complessi. Per ora un meritato plauso, dunque, soprattutto al guitarwork di grandissimo spessore e al buon singer Fil, che molto ci ricorda nella timbrica (non ancora nella tecnica) il grande Michele Luppi

TRACKLIST

  1. Carillon
  2. Resting Place Of Illusion
  3. Your Shame
  4. The Unknown God
  5. Starless Night
  6. Turn The Page
  7. Push Me Down
  8. The Fallen Gates
  9. Ice Queen
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