6.5
- Band: RESURGENCY
- Durata: 00:40:34
- Disponibile dal: 16/07/2012
- Etichetta:
- Hellthrasher Prod.
Spotify:
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Nel caso non vi sia bastato il come-back dei Sinister, potreste magari dare un ascolto alla prima fatica sulla lunga distanza dei Resurgency (per la verità uscita un paio di mesi prima del nuovo album degli olandesi). “False Enlightenment” sembra infatti sposare il medesimo stile della band di Aad Kloosterwaard, proponendo un death metal di matrice novantiana che spinge parecchio sull’acceleratore, ma che, al tempo stesso, non dimentica qualche trama più catchy e una componente melodica che fa il possibile per caratterizzare adeguatamente ogni brano. In quest’ultimo aspetto, il gruppo greco richiama anche formazioni meno note come gli statunitensi Brutality e Disincarnate, entrambe omaggiate con qualche riff o con qualche passaggio armonico qua e là nella tracklist dell’opera. Pur non possedendo lo stessa ispirazione o lo stesso carisma dei suddetti nomi, i Resurgency si fanno segnalare per la loro proposta sì palesemente radicata nella tradizione del genere, ma tutto sommato ben curata nella forma e nei contenuti; questi ultimi, peraltro, una volta tanto risultano appunto lontani dai riferimenti che oggi vanno per la maggiore – Entombed? Incantation? – ed è probabilmente anche per questo che finiscono per rivelarsi tutto sommato digeribili e/o gradevoli ad orecchie ormai prossime al collasso davanti a orde di gruppi che non fanno oltre che procedere con un “copia/incolla” ai danni delle solite due o tre band. Piuttosto, ciò che essenzialmente frena i Resurgency dall’ottenere apprezzamenti più ampi è in primis una certa ripetitività nel songwriting – nonostante gli sforzi, una fetta dei brani pare proprio svolgersi attorno alle stesse formule e progressioni ritmiche e melodiche – e, in secondo luogo, una produzione sì pulita e voluminosa, ma anche un po’ sterile e, alla lunga, priva di carattere. La valutazione di quest’ultimo aspetto è ovviamente, molto più che in altri casi, una questione di gusti personali, ma resta il fatto che avremmo senz’altro preferito dei suoni più caldi ad avvolgere una proposta come quella in oggetto. In ogni caso, siamo abbastanza certi che il debut album del quartetto di Atene riuscirà comunque a destare un po’ di interesse nel circuito underground: mezzi e idee chiare non paiono mancare ai Nostri, tanto che solo un pizzico di costanza in più nella cura del songwriting potrebbe portarli a un livello già superiore.
