5.5
- Band: RESURRECTURIS
- Durata: 00:36:45
- Disponibile dal: 25/09/2015
- Etichetta:
- Mighty Music
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Ricordiamo i Resurrecturis tra i pionieri del death metal in Italia. Tra il 1995 ed il 1998 i marchigiani fecero uscire una manciata di demo su cassetta (eh sì, i più vecchi ricorderanno il vetusto cimelio) che diedero alla band italiana una certa visibilità anche in ambito europeo. Seguirono tre album un po’ frammentati nel tempo, uscite dilatate che coprono una decade. Continui cambi di line-up intorno al leader Carlo Strappa hanno forse un po’ minato quella continuità sulle scene che avrebbe regalato ai Resurrecturis qualche soddisfazione in più. Tour europei e tantissime date in Italia hanno accresciuto comunque la fama della band, proponendo sempre un death metal che ha saputo evolversi andando anche a flirtare con un certo tipo di melodia svedese ed thrash più oltranzista. Questo “Nazienda” racchiude musicalmente tutta la storia artistica dei Resurrecturis proiettandosi però in un futuro prossimo che ci pare purtroppo un po’ confuso ed offuscato. Pur rimanendo in ambito estremo, le undici tracce di “Nazienda” (neologismo coniato dalla band che è la summa delle parole ‘Nazi’ e ‘Azienda’) suonano caotiche e poco incisive, sbilenche, con situazioni in alcuni momenti poco convincenti e disordinate. Ci sono attimi che trascendono il death andando a cozzare con derive metalcore poco originali e melodie sintetiche ed apatiche che, invece d’impreziosire l’impianto sonoro, creano solo confusione. Si ha l’impressione che le canzoni siano solo delle lunghe introduzioni a quello che poi dovrebbe essere la vera e propria essenza del pezzo in sè senza arrivare mai ad un punto cruciale. Un insieme di generi dove nessuno è preponderante: sembra che manchi qualcosa nascosto tra le pieghe del caos della proposta. Interessante è invece il concept lirico su cui si basa “Nazienda”, un susseguirsi di episodi che narrano la monotonia ed i suoi risvolti più oscuri e tragici di un uomo imprigionato nella sua quotidiana esistenza, un ciclo perpetuo costellato da gesti sempre uguali. Resta il fatto che l’album abbia una doppia personalità: una, ancorata al passato fulgido ed epico, ed un’altra lanciata verso un futuro che vorrebbe essere evoluzione ma che per ora è solo ibrido tentativo di cambiare pelle. Due personalità che non si fondono ma viaggiano su binari paralleli, in eterno. Saremo nostalgici e retrò ma preferiamo i Resurrecturis di “Nocturnal” o l’oscuro malessere raccontato in “Non Voglio Morire” . Dispiace considerare “Nazienda” un mezzo passo falso di una band che nel suo piccolo a contribuito a far maturare la scena estrema italiana.
