REVEREND BIZARRE – In The Rectory Of The Bizarre Reverend

Pubblicato il 19/01/2002 da
voto
9.0
  • Band: REVEREND BIZARRE
  • Durata: 01:14:06
  • Disponibile dal: //2002
  • Etichetta:
  • Sinister Figure
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I Reverend Bizarre sono dei maestri nel creare pathos e solo per questo meriterebbero di essere conosciuti ed apprezzati universalmente. Le loro opere, così lente e a prima vista monotone, sprigionano in realtà una potenza evocativa fuori dal comune. “In The Rectory Of The Bizarre Reverend”, atto primo ed insuperato capolavoro della loro discografia, è esemplare in tal senso: i sei brani in esso contenuti, uno più bello dell’altro, uno più lungo dell’altro, riescono a far perdere la mente in labirinti epici e ridondanti, creando momenti di estasi sublime ma di difficile assimilazione. La semplicità delle strutture non si trasforma mai in banalità, il songwriting è scarno ma contiene in nuce tutti gli elementi necessari per comporre un grande album, la produzione è lineare ma fa risaltare alla perfezione tutti gli strumenti, compreso il sempre molto bistrattato basso; infine le performance dei singoli riescono a non essere mai sopra le righe ed il talento personale viene sempre messo al servizio di una forma canzone mutuata direttamente dagli anni settanta. Si può dire con assoluta certezza che con il loro esordio i Reverend Bizarre hanno trovato subito la quadratura del cerchio, andando a comporre un album doom virtualmente perfetto e formalmente inattaccabile. Il trio finlandese prende il meglio che la musica downtempo offre, ovvero l’epicità dei Candlemass, la pesantezza dei Saint Vitus e il gusto melodico dei primi Black Sabbath, frulla tutto insieme, rallenta ulteriormente i giri e ammanta tutte le composizioni di quel tocco personale che rende i brani meno asettici. Ascoltare “In The Rectory Of The Bizarre Reverend” è come sdraiarsi sotto una soffice coltre di neve ed inabissarsi sempre di più: Witchfinder e soci, infatti, riescono a rendere pesanti anche le cose più lievi ed intimiste. I sei brani sono sempre e saldamente doom, a tratti più epico (“Burn In Hell”), a tratti più settantiano (“In The Rectory”, “Doomsower”), altre volte solo ed implacabilmente lento, come nel capolavoro “Cirith Ungol”, ventuno minuti di una melodia oscura e triste che sembra ripetersi all’infinito. Sir Albert Witchfinder sale alla ribalta come uno dei singer più intensi e particolari dell’intera scena, e la sua voce marchia a fuoco l’intero lavoro; le chitarre di Peter Vicar creano atmosfere incredibili e contribuiscono in modo determinante a creare quel sound inconfondibile che solo i nostri hanno. La sezione ritmica gode dell’apporto dello straordinario basso dello stesso Witchfinder e della rigorosa fantasia (scusate l’ossimoro) di Earl Of Void. In definitiva, questo è un album estremamente difficile da digerire, forse proprio a causa della sua eccessiva linearità, che a molti potrebbe venire a noia. In realtà, a nostro parere, i Reverend Bizarre hanno composto uno dei migliori album doom della storia, capace di guardare dritto negli occhi i capisaldi del genere senza minimamente sfigurare. A suo modo, un vero e proprio capolavoro.

TRACKLIST

  1. Burn In Hell!
  2. In The Rectory
  3. The Hour Of Death
  4. Sodoma Sunrise
  5. Doomsower
  6. Cirith Ungol
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