7.0
- Band: REVOLTONS
- Durata: 00:47:44
- Disponibile dal: 12/05/2023
- Etichetta:
- Sleaszy Rider Records
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Band friulana attiva da quasi trent’anni (con un esordio discografico che quest’anno ne compie venti), i Revoltons tornano dopo un convincente concept album sulla tragedia del Vajont uscito nel 2020. Il power metal a tinte thrash e prog dello storico combo tocca in questo “Celestial Violence” una convincente compiutezza – con una sorta di concept anche stavolta, più filosofico e ispirato dai periodi dei lockdown.
Si tratta infatti di un album coerente nella composizione (anche nei testi), in certi momenti fresco e originale, adeguatamente prodotto e tecnicamente ben eseguito in ogni aspetto. I brani d’apertura “Escape Or Drown” (il migliore del disco forse) e “Generation Mask” lasciano ottime sensazioni: energici, quadrati, non scontati, con intuizioni melodiche interessanti – e dei ritornelli che rimangono piacevolmente in testa: cosa per nulla facile da ottenere, almeno per chi scrive. L’album raggiunge questi livelli principalmente in brani come questi, cioè (paradossalmente?) quelli meno complessi e meno ricercati – dove, insomma, è preponderante l’anima thrash e power più che quella prog: la drammatica e al contempo grezza “Reality Is A Crime”, la moderna (nei riff vicina a certi Trivium) “Cosmic Disabled”, e la semi-ballad dal sapore classico “Nany John Skennon” su tutti.
Ci sono invece delle incertezze – o quantomeno degli aspetti compositivi meno convincenti – in altri frangenti del disco, specialmente quando è evidente l’intento di raggiungere composizioni più variegate o meno banali. “The Darkfall” o “Low Ranking Businessman”, per esempio, nonostante l’avvicendarsi di ottimi riff e buone idee, sembrano entrambi perdere amalgama e coesione in fase di arrangiamento, rendendo i brani poco impattanti. In certa misura si può dire lo stesso anche per un pezzo potenzialmente straordinario (qualcosa tra i migliori Iced Earth e i Savatage, con gustosi richiami a certo prog rock) come “Lockdown Diaries”, dove non c’è nessuna idea che non sia musicalmente buonissima, ma che si sfilaccia in una dinamica compositiva poco fluida. Questa alternanza di brani assolutamente convincenti e altri meno efficaci rende dunque l’album sì piacevole da ascoltare, ma forse un po’ faticoso per chi non frequenta certi generi.
A ogni modo “Celestial Violence” è un’uscita di vero spessore nel panorama metal italiano, e conferma ad alti livelli una band che da anni prova a realizzare una musica solida e personale. I Revoltons assumono definitivamente (qualora ce ne fosse ancora bisogno) uno status di vero rilievo nel metal nostrano, con quello che molto probabilmente è il loro miglior disco.
