6.5
- Band: REVOLTONS
- Durata: 00:51:30
- Disponibile dal: 07/02/2020
- Etichetta:
- Sleaszy Rider Records
Tornano dopo otto anni di assenza i Revoltons, band italiana alla sua quinta fatica, da sempre orientata verso un power metal dalle tinte prog. Il ritorno dei friulani è positivamente ambizioso, non solo perché avviene nel segno del raggiungimento di una maturità stilistica, ma anche per l’operazione discografica spinta mediante un concept album per nulla scontato.
“Underwater Bells Pt. 2: October 9th 1963 Act.I” è infatti il primo capitolo di un percorso musicale dedicato alla narrazione della famigerata tragedia del Vajont, un disastro ambientale che sconvolse la provincia di Pordenone causando ben 1917 morti e 1300 dispersi. Per affrontare un tema così forte – e senz’altro particolarmente sentito dalla band, data la loro provenienza geografica – i Revoltons si affidano un power più duro e più cupo rispetto ai lavori precedenti, connotata da una forte vicinanza anche a generi come il thrash o il death melodico. Senza rinunciare a ottime intuizioni melodiche, ci si muove lungo il disco percependo il terrore della tragica inondazione: la band in ogni brano tenta una costante ricerca del giusto pathos, inserendo ampi momenti dal sapore quasi teatrale, giocando molto con elementi vocali ulteriori alle ‘classiche’ clean vocals di Andras Csaszar – dal growl al cantato femminile di Alessia Scolletti, fino ad arrivare al super ospite Blaze Bayley che offre il suo contributo in “Grandmasters Of Death”, che però è uno dei brani meno interessanti del lotto.
Il gruppo, nonostante i molti tentativi di variazione stilistica, riesce però a ottenere i migliori risultati in brani dall’impostazione più quadrata e classicamente vicina al power veloce e melodico: l’opener “Danger Silence Control”, “Hypnos And Thanatos”, “Primal Shock” (nonostante un abuso di un growl non proprio impeccabile) e “The Powerless Wrath” sono probabilmente i momenti migliori del disco perché genuinamente energici, semplici, quasi stilizzati, ma del tutto incisivi. Complice anche una produzione piuttosto grezza, i numerosi momenti più dilatati riflessivi o le incursioni in altri generi soffrono di un certo disordine compositivo, oltre che nell’ideazione di alcuni arrangiamenti un po’ troppo caotici e casuali: come se fossero stati inseriti forzatamente degli elementi musicali per arricchire la natura della band. Ma i Revoltons, arrivati a questo punto della loro carriera, sono estremamente abili nel realizzare il ‘loro’ power metal, che nei brani più crudi e lineari offre ottimi risultati, senza necessariamente cercare in modo inesausto un certo grado di originalità.
Il prossimo capitolo dell’interessante concept sarà il banco di prova per questa interessante band, che adesso deve soltanto raccogliere ordinatamente le idee e capitalizzare quanto di buono creato in questo episodio.
