7.0
- Band: REXORIA
- Durata: 00:43:06
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Black Lodge
I Rexoria sono una power metal band svedese, con questo “Fallen Dimension” arriva al quarto album pubblicato nell’arco di circa otto anni. Una formazione quindi piuttosto prolifica, capace finora di mantenere un rispettabile ritmo di un’uscita ogni due anni.
Altra caratteristica peculiare è l’etichetta ‘royal metal’, termine a quanto pare coniato dalla band stessa: una definizione che vorrebbe evocare un’immagine opulenta, sontuosa, ricca di elementi. A prescindere dal fatto che queste etichette autodefinite ci siano sempre sembrate un po’ pretenziose (negli anni ne abbiamo sentite parecchie, da ‘Arctic metal” ad ‘adventure metal’), dobbiamo ammettere che in questo caso un minimo di coerenza con la proposta effettivamente c’è.
La musica dei Rexoria è infatti ricca e variegata, soprattutto in questo ultimo lavoro, che si configura come il più completo della band. Similmente a un’altra band power metal come i più noti Seven Kingdoms, il punto di partenza è un power metal europeo classico, robusto e fortemente incentrato sulle melodie; sono però gli elementi allogeni, provenienti anche da ambiti diversi, a caratterizzare le singole tracce e ad ampliare il quadro generale. Il risultato è un album piacevolmente diversificato che, senza collassare in un indigesto minestrone (cosa più frequente di quanto si pensi), riesce a offrire un ascolto vario e appagante pur partendo da ingredienti di per sé piuttosto canonici.
Un brano come l’opener “Metallic Rain”, ad esempio, beneficia molto di una certa vicinanza al lato più americano del power metal: il sound tagliente di Metal Church e Vicious Rumors si riflette nel serrato riffing della strofa, mentre la cantante Frida Ohlin si occupa di mantenere saldo l’aspetto melodico.
Come accennato, sono proprio le contaminazioni a dare sapore all’insieme: un mood più oscuro emerge in “Malleus Maleficarum” (con richiami, non solo tematici, ai Morgana Lefay del glorioso “Maleficium” del 1996), mentre convincono l’afflato epico di “Wasted Land” (vicina ai Nocturnal Rites) e soprattutto la riuscita “Dominion”, la quale grazie anche a una durata più estesa e a una costruzione meno lineare si guadagna il titolo di miglior brano del lotto.
Qualche episodio meno brillante non manca — “Awakening” risulta troppo simile alla traccia precedente e funziona soprattutto nel ritornello, mentre “Break The Wave” appare fin troppo derivativa del classico power svedese — ma nel complesso la capacità della band di lavorare su melodie e cori permette alla maggior parte dei brani di funzionare a dovere, con momenti come la già citata “Dominion” o la frizzante “Himalaya” a spiccare in modo particolare.
A chiudere troviamo “Heart Of Sorrow”, già valida per il suo approccio drammatico e ulteriormente impreziosita dalla presenza di Johnny Gioeli (Axel Rudi Pell, Hardline), che affianca la Ohlin in strofe e ritornelli.
Un finale che conferma la bontà generale del lavoro e che ci porta a consigliare l’ascolto: non è necessario essere fan di un sound specifico, perché la varietà proposta dai Rexoria è sufficiente a intercettare un pubblico piuttosto ampio. E, in definitiva, questo rappresenta un ottimo biglietto da visita per la band.
