RICCARDO GIOGGI – A Theory Of Dynamics

Pubblicato il 27/02/2013 da
voto
7.0
  • Band: RICCARDO GIOGGI
  • Durata: 00:37:43
  • Disponibile dal: 14/01/2013
  • Etichetta: Digital Nation Entertainment
  • Distributore:

La vasta schiera di chitarristi italiani validi che abbiamo potuto ascoltare quest’anno si arricchisce di una altro prezioso elemento: si tratta di Riccardo Gioggi, trentenne chitarrista capitolino. Dalla preparazione più classica rispetto ai nostri ultimi ascolti in campo solista (Princiotta, D’Andrea, Liverani provengono da ambiti decisamente più metal-oriented) Gioggi ci stupisce piacevolmente grazie ad una vincente combinazione di impeccabile stile esecutivo, ottima scelta dei suoni, una produzione valorizzante il tutto e, sopra ogni altra cosa, un approccio molto orientato alla melodia e alla canzone, aspetto che rende un album eterogeneo nello stile come “A Theory Of Dynamics” assai più fruibile di quanto ci saremmo aspettati. C’è indubbiamente del progressive nelle (tante) note inanellate da Gioggi in queste sette canzoni, influenza che forma la matrice base per tutti i passaggi a nostro avviso migliori, e che bene si accompagna al resto delle influenze infilate dal chitarrista nel calderone di “A Theory Of Dynamics”: accenni di metal, funk, jazz, qualche sfumata pop e buon rock. E’ proprio l’approccio più rockeggiante e puramente ‘solistico’ quello che vince nell’opener “Time Rush”, un pezzo forse non esaltantissimo (l’unico), un po’ troppo influenzato dal Vai di qualche tempo fa (tra l’altro il famoso chitarrista è il padrone dell’etichetta che pubblica l’album). Per fortuna “Dreamt 11” ci racconta meglio i molteplici aspetti dello stile esecutivo e compositivo di Gioggi, e lo fa presentandoci una serie di soluzioni sempre imprevedibili e molto liquide, che si compenetrano l’una all’altra senza soluzione di continuità, dipingendoci un interessante e tranquillo viaggio nella mente dell’artista stesso. “Designs” è uno dei pezzi migliori, il primo ove si colgono le influenze classiche citate sopra: ricchi arrangiamenti, mai invadenti sezioni d’archi e un buon violino sono gli elementi base di questo ottimo pezzo, sul finire del quale Gioggi si lancia in un vibrante assolo ad alta velocità ed intensità, arricchito da un ottimo uso del wah a pedale. “The Spy Song” ci spiazza un po’, ma solo poco, considerato che “A Theory Of Dynamics” è sicuramente un album che predilige una grande varietà stilistica. L’ecletticità è l’elemento base del pezzo, che inizia con strane soluzioni pizzicate ed evolve poi su un roccioso riff che sostiene alcuni assoli carichi di effetti e una serie di fraseggi di tastiera che non possono non ricordarci il Ruddess di Liquid Tension Experiment. “Every Single Step” mette ulteriormente a fuoco la componente emotiva ed introspettiva di Gioggi… un’intro di solo pianoforte, simile a quello sentito sulla canzone “Wither” dei già citati Dream Theater,  sostiene da solo il clima notturno della canzone, lasciando che la chitarra disegni delicati arabeschi su questo nero sfondo, sotto il quale ogni tanto si odono i vagiti di un neonato. L’intera canzone muta presto in un brano dolce e ad ampio respiro, che a nostro avviso segna il migliore momento dell’album. “Meridians” e “Even Tide” rifocalizzano l’album sull’aspetto solista, rivelandosi entrambi ottimi pezzi, variegati ed interessanti. “Air” chiude in maniera soffice l’album, ultima concessione alla formazione classica di Gioggi, arricchita da un elegante basso senza tasti (fretless bass) suonato dall’ospite Manning. La qualità della ‘chitarra made in Italy’, inteso non come strumento ma come coloro che lo usano, sta rapidamente aumentando, con Gioggi che appunto è riuscito a farsi vedere addirittura all’estero, da un certo Steve Vai. C’è di che essere felici, pensiamo noi…

TRACKLIST

  1. Time Rush
  2. Dreamt 11
  3. Designs
  4. The Spy Song
  5. Every Single Step
  6. Meridians
  7. Even Tide
  8. Air
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