8.0
- Band: RICKY WARWICK
- Durata: 01:13:53
- Disponibile dal: 26/02/2016
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Warner Bros
Spotify:
Apple Music:
In questa occasione Ricky Warwick ha deciso di fare sul serio, pubblicando un doppio album equamente suddiviso tra un’anima elettrica, denominata “When Patsy Cline Was Crazy (And Guy Mitchell Sang The Blues)”, ed una acustica, intitolata più semplicemente “Hearts On Trees”. Il carismatico frontman nordirlandese ha incredibilmente trovato il modo e il tempo di lavorare su di un quantitativo industriale di composizioni, concepite in un periodo fitto di impegni sul versante dei Black Star Riders. Supportato da una solida backing band ufficiosamente denominata The Fighting Hearts, composta dal bassista Robbie Crane (Ratt, Black Star Riders, Vince Neil Band), dal chitarrista Mark Thwaite (The Mission, Peter Murphy) e dal batterista Gary Sullivan, il protagonista lascia emergere in superficie le sue innumerevoli influenze artistiche, che hanno contribuito nel tempo a forgiare la sua tempra più unica che rara. Il buon Warwick inoltre si circonda di alcuni illustri colleghi, i quali contribuiscono ad arricchire una pietanza già di per sé succulenta. Il primo atto include alcuni episodi particolarmente riusciti ed accattivanti, rappresentati dall’energica “The Road To Damascus Street”, autentico tributo ai leggendari Thin Lizzy, peraltro ottimamente caratterizzata da una narrazione profonda e intelligente. La scattante “That’s Where The Story Ends” sfoggia l’irriverenza tipica degli spaghetti western all’italiana, mentre “Toffee Town” e “Johnny Ringo’s Last Ride” pagano il dazio alle sue remote radici punk. Il rock più quadrato di “Celebrating Sinking” vanta la presenza di Andy Cairns dei Therapy?, mentre l’emozionale nostalgia profusa dalla trascinante title track ospita all’altezza del chorus l’ugola sempreverde di Joe Elliot dei Def Leppard. Il secondo atto, invece, pone in primo piano l’animo cantautorale del protagonista, il quale si diverte, come un bambino in un negozio di caramelle, nel pescare a piene mani dal vasto canzoniere americano. Il marcato ‘stomp’ di “Presbyterian Homesick Blues” strizza l’occhio all’immortale Bob Dylan, mentre la soffusa “The Year Of Living Dangerously” chiama in causa il lato più introspettivo di Bruce Springsteen. Una coltre spessa intrisa di malinconia avvolge la tanto meravigliosa quanto drammatica “Said Samson To Goliath”, figlia illegittima di un Bob Seger in preda al sacro furore. Al contempo, la tradizione irlandese viene chiamata in causa nella toccante “Tank McCullough Saturdays” e nella scanzonata “Schwaben Redoubt”, memore della lezione impartita dagli stravaganti The Dubliners. Nessun fastidioso riempitivo avvistato in una scaletta contenente ben venti brani e, sebbene ci imbattiamo inevitabilmente in qualche momento più ordinario, rimaniamo colpiti dalla comprovata capacità di un artista nel raccontare storie in grado di toccare il cuore. Al giorno d’oggi è merce rara, non lasciatevela sfuggire.
