RITI OCCULTI – Tetragrammaton

Pubblicato il 25/10/2016 da
voto
7.5
  • Band: RITI OCCULTI
  • Durata: 00:43:50
  • Disponibile dal: 10/07/2016
  • Etichetta: Nordavind Records
  • Distributore:

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“Tetragrammaton” è, nella mitologia ebraica, il nome di dio o, a voler essere precisi, le quattro lettere usate per trascrivere il nome di dio. Per gli appassionati di religioni, esoterismo, mistica ed affini è alla base stessa della religione ebraica, che trasmette lo stesso potere di lettere e parole a quella cristiana, tramite il concetto di verbo fatto carne (e perdonateci l’estrema semplificazione, ma dobbiamo parlare di un disco). Tutto ciò, già di per sé affascinante nell’accostamento alla musica estrema, lo è ancor di più quando la band (non certo la prima) che utilizza questo termine come titolo di un proprio disco sono i Riti Occulti. Dopo una suggestiva intro, i primi quattro pezzi (“Adonai” seguito dalla numerazione latina da I a IV) seguono lo stile blackened doom della band romana, ma con una presenza molto più incisiva, rispetto ai precedenti lavori, dei synth, talvolta talmente distesi ed uniformi da diventare dei veri e propri burden che avvicinano quasi i pezzi al drone (nonostante manchi il minimalismo tipico di questo genere). Il basso di Niccolò e la batteria della new entry Francesco reggono il sound egregiamente, mentre la doppia voce di Elisabetta e Serena ci guida in un viaggio ipnotico ed allucinato, un rito empio e trasognante che raggiunge delle perfette dicotomie di violenza e suggestione in pezzi come “Adonai III”. La seconda delle due metà in cui il disco sembra essere idealmente diviso, si concentra sui quattro mondi della cabala ebraica (Atziluth, Beri’ah, Yetzirah e Assiah) che danno anche il nome ai restanti pezzi. C’è una sorta di cambio di stile, i Riti Occulti sembrano essere leggermente più ‘diretti’ in questa parte, pur mantenendo il loro stile, tra doom, drone, black e stoner con il synth di Giulio forse leggermente meno dominante. “Tetragrammaton” è decisamente un disco complesso, ricco di sfaccettature e non adatto a tutti: oltre ad una certa passione per il genere, è necessaria anche una minima conoscenza della mitologia ebraica per cogliere appieno le sfumature che ogni pezzo assume, adattandosi al concetto specifico di ogni titolo. A tre anni da “Secta”, i doomster capitolini si confermano una band misteriosa ed affascinante, capace di creare atmosfere uniche: a volte cupe e profondissime, altre più ariose e dilatate, mescolando generi ed abbattendo barriere (anche grazie ad una performance vocale di Elisabetta davvero notevole). Il genere è talmente particolare ed unico che possiamo garantirvi la qualità del disco, ma difficilmente fornirvi paragoni per farvi capire se possa rientrare nei vostri gusti o meno. Il nostro consiglio è quello di provare ad ascoltare e supportare una band che, per la terza volta, si dimostra capace di dipingere scenari musicali unici e mai banali.

TRACKLIST

  1. Invocation of the Protective Angels
  2. Adonai I
  3. Adonai II
  4. Adonai III
  5. Adonai IV
  6. Atziluth
  7. Beri'Ah
  8. Yetzirah
  9. Assiah
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