7.0
- Band: RITUAL ARCANA
- Durata: 00:37:35
- Disponibile dal: 23/01/2025
- Etichetta:
- Heavy Psych Sounds
La Heavy Psych Sounds Records inaugura il 2026 con i Ritual Arcana, trio statunitense formato da SharLee LuckyFree al basso e alla voce, suo marito Scott ‘Wino’ Weinrich alla chitarra (The Obsessed, Saint Vitus, Spirit Caravan) e Oakley Munson dei The Black Lips alla batteria.
Chi sospetta che i Ritual Arcana siano uno di quei progetti messi insieme quasi per caso da un’etichetta che negli ultimi anni sembra aver conquistato il cuore (e il mercato) dell’heavy psych, dello stoner, del ‘retro rock’ e del doom metal underground internazionale, producendo artisti come Witchcraft, Pentagram, Conan e molti altri, si sbaglia di grosso.
Basta infatti premere ‘play’ affinché cominci a materializzarsi un immaginario ben preciso: quello del doom metal più essenziale, scarno e tradizionale che si possa immaginare, quello, insomma, di Wino e della sua chitarra.
Il sound generale è coeso, ed è chiaro dal principio che le chitarre sono il fulcro attorno al quale si muove l’intera composizione. I riff sono semplici e diretti, costruiscono melodie prive di passaggi complessi e fanno da traino all’impianto melodico di tutto l’album.
Brani come “Ritual Arcana” e “Occluded” mettono subito in chiaro le cose: l’intero lavoro è debitore dell’ispirazione di Wino – specialmente della sua discografia con i The Obsessed e i Saint Vitus di inizio anni Novanta – il cui modo di comporre è rintracciabile in ogni singola nota, così come nei cambi di accordo e nelle dissonanze, mentre SharLee LuckyFree si limita a cantare seguendo le melodie di chitarra. La musicista, a volte, offre una prestazione canora un po’ sopra le righe, come accade in “Summon The Wheel”, ad esempio, ma la struttura precisa e l’incastro perfetto del connubio riff di chitarra/melodia fanno in modo che tutto funzioni e che non vi siano punti deboli dal punto di vista compositivo e strutturale.
L’album scorre bene, merito anche dei trentasette minuti di durata e della brevità delle canzoni, e se “Berkana” e “Free Like A Pirate” offrono più di uno spunto melodico, con dei chorus quasi orecchiabili, “Mistress Of Change” è il vero capolavoro dell’album.
Il brano sembra venire dall’ispirazione che agitò Wino nelle leggendarie sessioni di registrazione con Paul Chain, che sfociarono negli oltre otto minuti di “Nibiru Dawn”, lo dimostrano il suo andamento cupo e la profondità delle tastiere sul riffing oppressivo e ‘circolare’, dove anche il cantato di SharLee LuckyFree sembra non avere pecche, nonostante in alcuni momenti è palese che sia il punto debole dell’album. La musicista sembra seguire in tutto e per tutto il solito modo di cantare di Wino, pur non avendo il suo carisma, ma tutto sommato la performance è buona, specialmente al basso, che segue, così come la batteria, l’andamento ritmico della sei corde del leggendario musicista americano.
In definitiva, il debutto dei Ritual Arcana è un disco che non reinventa nulla, ma che fa esattamente quello che promette, e lo fa bene. Il suo spirito fortemente identitario, che vive e respira attraverso la chitarra di Wino e il suo modo inconfondibile di intendere il doom metal, sostenuto da una sezione ritmica funzionale e da un songwriting privo di fronzoli, mostra solo qualche limite sul fronte vocale, soprattutto in termini di carisma e personalità, ma ciò non è sufficiente a intaccare la riuscita complessiva di un album che scorre con naturalezza e mantiene sempre alta l’attenzione.
Al netto di tutto, sarà difficile assistere nel corso dell’anno a una performance chitarristica doom metal di questo livello; resta però il rammarico che, se alla voce ci fosse stato lo stesso Wino, probabilmente saremmo già qui a parlare di uno di uno dei dischi di doom metal tradizionale più sorprendenti degli ultimi mesi.
