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- Band: RITUAL CARNAGE
- Durata:
- Disponibile dal: //2002
- Distributore: Audioglobe
Con un titolo così licenziatario e mutuato dal celeberrimo filosofo di Rocken, che cosa potevate aspettarvi dal nuovo album dei nippo/americani Ritual Carnage? Niente, o poco più. Anche perché – parliamoci chiaro – sebbene i precedenti dischi potessero anche considerarsi passabili, dubito fortemente ci sia stato qualcuno che sia riuscito ad innamorarsi pazzamente dell’old school thrash metal di Danny ‘Carnage’ Montgomery, da sempre mancante di sufficiente mordente, cura ma soprattutto personalità. E voi mi direte che, tutto sommato, nessuno ha mai chiesto ai Ritual Carnage di suonare diversi dai tanti Laaz Rockit, Exodus, Forbidden, Vio-Lence, Nasty Savage e chi più ne ha ne metta; ed io, di contro, vi risponderò che allora è bene per voi andarvi a ripescare gli ‘originali’, che non possono che suonare ovviamente assai più genuini ed attitudinalmente sensati di questo pallido e nostalgico tributo dei tempi che furono. “The Birth Of Tragedy” si compone di dieci nuove composizioni (dodici nella versione digi-pack), più la cover di “Infernal Death” dei Death di Chuck Schuldiner che la band aveva già proposto dal vivo durante l’ultimo tour europeo; nonostante i quattro ce la mettano tutta, raramente abbiamo davanti delle canzoni realmente valide e che riescono a lasciare un segno che non sia quello di un immarcescente headbanging, a causa anche di un engineering non proprio sensazionale, soprattutto per quanto riguarda il suono delle chitarre, ed una produzione assai raffazzonata che non di rado impedisce di distinguere i singoli suoni. A poco serve anche il lavoro di Wataru Yamada (voce e chitarra dei King’s Evil) e di Eddie Van Koide alle chitarre, che tentano di impreziosire brani come “Grave New World”, “The Sixth Sense”, “Paradox Of Democracy” e via dicendo, con degli assoli vecchio stampo (e come sbagliarsi?), così come può anche ritenersi poco più che licenziosa la prova vocale di Danny Carnage, tornata per l’occasione alla mera emulazione dello stile vocale tanto in voga nella Bay Area al tempo. Non c’è altro da dire, se non che si tratta fondamentalmente di una release indirizzata ai die-hard fans del thrash metal a stelle e strisce, e che, se avete un minimo di buon senso, prima di buttarvi a capofitto in questo terzo album dei Ritual Carnage andrete a ripescarvi i nomi tutelari di quella gloriosa scena di quindici e più anni fa.
