7.0
- Band: RITUAL MASS
- Durata: 00:40:54
- Disponibile dal: 05/09/2025
- Etichetta:
- 20 Buck Spin
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“Cascading Misery” è l’album di debutto degli statunitensi Ritual Mass, formazione originaria di Pittsburgh che nel 2026 taglierà il traguardo dei dieci anni di attività. Sei tracce per poco più di quaranta minuti di death metal oscuro e claustrofobico, in linea con le sonorità di capisaldi del genere come Incantation, Disma, Funebrarum e Disciples Of Mockery. I nomi di riferimento non lasciano dubbi sulla direzione seguita dal quartetto della Pennsylvania, ovvero un ibrido tra death metal e doom metal che a tratti si spinge fino ai limiti del funeral doom.
Dopo un demo, due EP e una compilation i Ritual Mass sfornano il loro primo lavoro da più di mezz’ora per la 20 Buck Spin, etichetta anch’essa proveniente da Pittsburgh e con un discreto catalogo di gruppi emergenti.
Nulla di sorprendente sulla carta, anche perché nell’ultimo decennio i cloni di Incantation e Immolation si sono sprecati nell’underground a livello globale, ma, andando oltre il nome del gruppo non particolarmente originale, il classico logo intricato e una copertina a tinte cupe che non spicca per creatività, ciò che sorprende dei Ritual Mass è che sotto una maschera apparentemente convenzionale, si nasconde un gruppo di ispirazione religiosa.
A tutti gli effetti siamo di fronte alla risposta cristiana a Incantation e Disma: se non siete degli oltranzisti delle iperinflazionate tematiche sataniche, questo può essere anche visto come un fattore di originalità a favore dei Ritual Mass, il cui verbo è in tutto e per tutto ascrivibile a un misticismo orientato verso la ricerca di spiritualità e sacralità.
Il death metal cristiano non è un genere nuovo: al contrario, ha una sua storia e una sua dignità che affondano le radici nella fine degli anni Ottanta con formazioni di culto come Opprobrium (ex Incubus) e Mortification. Quindi, se non avete il paraocchi e non vi urtano i temi ispirati alla ricerca del contatto con Dio, i Ritual Mass sono una band competente e seria che suona un ottimo death metal a stelle e strisce.
La produzione è un altro punto di forza di “Cascading Misery” con un suono rotondo e pastoso, in cui vengono esaltate le accordature bassissime delle chitarre di R. Mauck e P. Tona, i quali alternano furiose accelerazioni in tremolo, pesanti rallentamenti tra il doom e lo slam, caotiche dissonanze alla primissimi Immolation e tanti armonici in puro stile americano.
Piacciono e convincono anche le linee vocali affidate a N. Dudash e P. Tona, che chiaramente seguono le linee guida delle tonalità gutturali e cavernose del maestro Craig Pillard. Dinamica, precisa e aggressiva la batteria di G. Austin, che riesce a creare una cornice monolitica al tutto.
I pezzi sono abbastanza lunghi, ma non si può dire che annoino, neppure nella conclusiva “Disquiet”, un epico viaggio introspettivo di più di un quarto d’ora che tocca territori affini al funeral doom.
In conclusione, “Cascading Misery” è un disco onesto e godibile, che riesce a bilanciare alla perfezione la furia del death metal primordiale e le ossessive angosce del doom.
