7.5
- Band: RITUAL
- Durata: 00:53:04
- Disponibile dal: 03/09/2007
- Etichetta:
- Inside Out
- Distributore: Audioglobe
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I Ritual fanno parte di quella schiera di gruppi poco fortunati che anche dopo numerosi anni di carriera (12) e almeno un mezzo capolavoro nel proprio bagaglio discografico (il precedente “Think Like A Mountain” in questo caso), stentano a decollare in quanto a popolarità. Il rock progressivo del quartetto svedese non è certo così immediato da poter scatenare un successo di massa, ma tra gli affezionati del rock colto e anticonformista meriterebbero maggiore attenzione, se si considera anche la buona personalità del gruppo che paga dazio solo agli inarrivabili Rush e King Crimson. “The Hemulic Voluntary Band” è un disco spassoso, a tratti complesso, che concede diversi spunti per farsi apprezzare sin da subito, salvo poi scoprire lentamente tutte le proprie carte, in grado di renderlo ulteriormente interessante. Le chitarre pulite tipiche del “Ritual sound” sono protagoniste anche nel quarto sigillo della band, supportate da tastiere old fashion e impreziosite in qualche frangente da inserti di flauto e stumenti più ricercati. Fantasiosa come sempre la sezione ritmica, mentre appaiono ancor più curate del solito le vocals dalla timbrica squillante e aperta di Patrick Lundstrom, supportate senza parsimonia da cori e raddoppi. Il songwriting è ispirato e vario tanto da passare con disinvoltura dal rock spensierato della titletrack o di “Waiting By The Bridge” alle atmosfere dilatate presenti nell’ottima “In The Wild”. Particolarmente riuscita anche “Late In November”, che come lascia presagire il titolo predilige le atmosfere nostalgiche e malinconiche, graziate in questo caso da suggestioni vocali di primissimo piano. Chiude il disco la suite “A Dangerous Journey” quasi mezz’ora di musica, che richiede pazienza e tempo per essere apprezzata, ma in grado, una volta assimilata di entusiasmare nonché fornire un ritratto più che mai completo dei Ritual. Qualche narcisismo tecnico tipico del genere tedia più di un passaggio, mantenendo comunque intatto il fascino di “The Hemulic Voluntary Band”.
