6.5
- Band: RIVERFLAME
- Durata: 00:38:47
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Code666
Debut album per i Riverflame, band di origine greca dedita ad un black metal a forti tinte epiche e medievaleggianti: non mancano infatti, all’interno di “Lunar Crusades”, riferimenti neoclassici e momenti prettamente dungeon synth (come l’intera title-track) e, più in generale, una sensazione fortemente rimandante al sound di fine anni Novanta.
La band vede al suo interno membri di Hail Spirit Noir, Ponte Del Diavolo e OWLS, e sembra piuttosto ispirata nella proposizione di questi cinque brani (per circa quaranta minuti) nel ricreare un universo che si affaccia principalmente al black metal scandinavo, al quale viene aggiunta una forte componente melodica, capace di corroborare le parti più aggressive, assieme ai sintetizzatori che richiamano, come intuibile, un’idea medievale nell’uso degli strumenti (clavicembali, strumenti a fiato).
Intendiamoci: a parte l’eponima “Lunar Crusade”, canzone più corta del disco e interamente suonata coi synth, stiamo comunque parlando di un disco black metal piuttosto arrembante e nel quale le tastiere fungono da introduzione o atmosfera, senza rubare la scena a chitarre (anche acustiche), riff e batteria, nonché ad uno scream piuttosto efficace ed aspro (anche se non manca qualche spoken word effettato, quasi in odore di Cradle Of Filth).
Le canzoni sono piuttosto lunghe ed elaborate, e i Riverflame sembrano abbastanza capaci nel renderle dinamiche, inserendo molti cambi, ma allo stesso tempo alcuni passaggi non ci sembrano del tutto giustificati; in alcuni casi sembrano inseriti un po’ a forza per allungare il minutaggio, risuonando piuttosto simili in vari momenti del disco: accade in “Riverflame”, ad esempio, che avrebbe giovato di un paio di minuti in meno (soprattutto, secondo chi scrive, per tutta la parte acustica finale), o in “Before The Eternal Night”, dove si richiamano fortemente, in chiusura, alcuni passaggi sentiti durante il disco, ma anche il main riff di “Where The Dragons Once Ruled” suona un po’ piatto già dopo pochi ascolti.
Potrebbe far storcere il naso a qualcuno anche un eccesso di ‘pomposità’ in alcune sortite di synth più magniloquenti (come nella già citata “Lunar Crusades”).
Insomma, qualche imperfezione non manca, ma viene bilanciata da alcune buone intuizioni: l’incedere dei brani ha sempre qualche cambio che ravviva l’ascolto, qualche giro che funziona, e alcuni riff sono davvero azzeccati, anche nei brani sopra citati, i quali comunque nel complesso riescono comunque a farsi ascoltare senza troppi problemi (è il caso di “Where The Dragons Once Ruled”, con il suo alternarsi di giri di chitarra entusiasmanti ad altri un po’ troppo ripetitivi).
Insomma, il disco non ci è dispiaciuto, è un discreto lavoro che ci riporta indietro nel tempo e piacerà a chi è già avvezzo a determinate sonorità e tematiche, più che agli ascoltatori di altri tipi di black. Terremo sott’occhio la band, se non altro attendendo un secondo lavoro con una versione un po’ limata della proposta.
