RIVERSIDE – Anno Domini High Definition

Pubblicato il 27/08/2009 da
voto
6.5
  • Band: RIVERSIDE
  • Durata: 00:44:39
  • Disponibile dal: 18/06/2009
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Audioglobe

Dopo averci strabiliati con la trilogia del “Reality Dream”, dopo averci piacevolmente sorpresi con il più diretto EP “Voices In My Head”, i polacchi Riverside tornano con un lavoro, profeticamente intitolato “Anno Domini High Definition”, che farà sicuramente parlare di sé tra i fan, per la sua duplice natura: la modernità delle strutture e delle sonorità, unita alla classicità dell’ispirazione. Una voglia, quella della band, di ripescare quanto insegnatoci dai grandi act progressive rock del passato, attualizzandolo grazie proprio alla sensibilità artistica di Mariusz Duda e compagni. Cinque soli pezzi, per una durata complessiva di tre quarti d’ora, ed un’unica domanda: cosa dire di un disco simile? Partiamo dal passato: una band che con le proprie forze ha saputo costruirsi una credibilità notevole in ambito prog, grazie ad una innata capacità di mischiare influenze di Opeth e Porcupine Tree, con qualche puntata sulla psichedelia raffinata di Pink Floyd, per sfociare nell’oscurità controllata degli Anathema. Ed ora? Ora è arrivato il momento di mettere tutto in discussione, e di re-inventarsi cambiando parzialmente rotta, con un album di sicuro valore, che tuttavia mostra una inedita attenzione verso un lato più tastieristico, invero praticamente inesplorato dalla band prima di ora. Un nuovo approccio che non convince completamente, e che sembra nascondere una leggerissima flessione nell’ispirazione, giustificabilissima se pensiamo alla grande qualità espressa dalla band fino ad oggi. Niente di preoccupante, quindi, ma comunque un segno dei tempi, da registrare e da verificare con la prossima uscita della band. Non spiccano per particolare interesse le due “Hyperactive” e “Driven To Destruction” poste in apertura, se non fosse per qualche intuizione del cantante/bassista, specialmente nella seconda. Meglio la apocalittica “Egoist Hedonist”, dove la band si muove in territori a lei consoni, così come la successiva “Left Out”, dove arpeggi stile King Crimson si intrecciano a riff degni dei migliori Dream Theater. A chiudere, la variegata “Hybrid Times”, che come spesso in questi casi ci mostra la summa delle capacità attuali della band, alternando incessantemente frangenti classici con altri più moderni e ‘sintetici’. Ma nel complesso, parliamo di un disco valido se preso come ‘prog album’, ma di una mezza delusione se considerato come ‘Riverside album’. Ora non ci resta che attendere le prossime mosse della band.

TRACKLIST

  1. Hyperactive
  2. Driven To Destruction
  3. Egoist Hedonist
  4. Left Out
  5. Hybrid Times
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