6.5
- Band: ROBIN BECK
- Durata: 00:49:56
- Disponibile dal: 04/07/2005
- Etichetta:
- Frontiers
- Distributore: Frontiers
Non sono pochi gli aficionados che sentivano la mancanza di Robin Beck, talentuosa cantante che dal 1979, con “Sweet Talk”, allieta le orecchie degli amanti dell’AOR più energico e frizzante. E basta dare un occhio alla biografia dell’artista per capire come abbia davvero lavorato sodo nel mondo della musica, dal miliardario jingle per la Coca Cola, costatole un primo posto nelle chart inglesi, alle collaborazioni con Michael Bolton, Desmond Child, Paul Stanley e tanti altri. Con delle credenziali di questo tipo, non vi nascondo che le aspettative del sottoscritto erano sostanzialmente elevate. E sicuramente l’impressione ricavata dall’ascolto di “Do You Miss Me” è positiva, anche se non come ci si poteva aspettare. Le melodie sono pregevoli, le song sono scorrevoli nella maggior parte dei casi. Ma i due punti fondamentalmente deficitari sono la produzione dell’onnipresente Fabrizio Grossi (soprattutto per quanto riguarda il suono di chitarra nei solos, sempre inspiegabilmente infarcito di chorus ed effetti poco consoni alla situazione) e la voce della stessa Robin, poco incisiva sulle note alte. Fatto sta comunque che dopo poche canzoni il nostro orecchio si abitua alla voce della newyorkese, e l’ascolto si assesta su una buona mediazione tra pezzi più vigorosi (sempre nei limiti del genere) e pezzi più introspettivi. A tal proposito godetevi la bellezza di “Walk On The Moon”, ed immaginate di sfrecciare a bordo della vostra macchina lungo una strada infinita, accompagnati dalle melodie stupende della song. Menzione a parte va fatta per la caduta di tono sul finale, dove la voce di Robin viene filtrata da un accordatore vocale, rendendola un misto tra il grottesco ed il robotico. Altri highlight dell’album sono la spumeggiante “What About Us”, la catchy “Stone By Stone” e la profonda e sentita “I Don’t Wanna Play That Game Anymore”. I problemi evidenziati sopra, tuttavia, ridimensionano un voto altrimenti elevato, ad un discreto sei e mezzo, con la speranza di sentire nuovo materiale ‘griffato’ Robin Beck.
