6.5
- Band: ROOT
- Durata: 00:42:23
- Disponibile dal: 25/10/2011
- Etichetta:
- Agonia Records
- Distributore: Masterpiece
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Big Boss is back! Chi scrive non ha difficoltà ad ammettere che ha un debole per i Root e per quanto hanno saputo fare in una carriera svoltasi tutta nell’underground più puro ed incontaminato. Sebbene gli album veramente memorabili della band siano solamente due – “The Book” e “Black Seal” – e nonostante l’ultimo “Daemon Viam Invenient” fosse veramente deludente, non vedevamo l’ora di ascoltare il nuovo parto dei cechi. Il quasi sessantenne Big Boss mette insieme una serie di canzoni dal valore piuttosto altalenante ma sempre abbastanza riconoscibili e, per nobilitare il tutto e – perché no? – provare ad ampliare la propria fetta di pubblico, chiama in qualità di guest tre superstar del black, ovverosia Blasphemer (Aura Noir, Ava Inferi e soprattutto una vita nei Mayhem), Erik Danielsson dei Watain e Nergal dei Behemoth. “Heritage Of Satan” colpisce nel segno quando i ritmi rimangono bassi e vicini ad un heavy metal darkeggiante ed epico, mentre cicca clamorosamente il bersaglio quando si fanno strada le sonorità hard rock, come nel caso della disastrosa “Revenge Of Hell”. Nonostante i nostri non siano più da anni una black metal band tout court, non rinunciano ad inserire in track list dei brani ignorantissimi, dai rimandi punkeggianti e memori del loro passato remoto, come l’up tempo di “Darksome Prophet”, “Greetings From The Abyss” e parte di “Son Of Satan”. Il meglio comunque i Root lo danno quando impostano i ritmi attorno ad un mid tempo tecnicamente semplice fino quasi alla banalità ma sopra il quale viene costruita una muraglia fatta di oscurità e di ridondanze epicheggianti, senza rinunciare a qualche (evitabile) coro. A questo proposito bene l’iniziale “In Nomine Sathanas”, “Fiery Message”, “The Apocalypse” ed anche “His Coming”, sebbene quest’ultima sia veramente ingenua. Le performance sono tutte piuttosto solide e concrete, sebbene forse le chitarre avrebbero meritato più spazio; spazio preso sempre e comunque dalle vocals di un Big Boss che nonostante l’età riesce ancora ad essere ispirato e convincente. Questo “Heritage Of Satan” quindi, pur essendo un deciso passo in avanti rispetto al suo discutibile predecessore, non riesce a rinverdire i fasti di un passato forse irrimediabilmente perduto. Massimo rispetto comunque per i Root, che continuano a portare verbo di Satana in giro per la mitteleuropa incuranti di tutto ciò che li circonda e riuscendo quindi a mantenere una purezza di intenti davvero invidiabile.
