6.5
- Band: RORCAL
- Durata: 00:51:22
- Disponibile dal: 25/03/2016
- Etichetta:
- Bleak Recordings
Prolifici, questi svizzeri, niente da dire. Quattro album in otto anni, un’altra buona decina di uscite tra split ed EP dagli esordi targati 2006, e un lavoro che consolida una carriera più che dignitosa. E rispetto a qualche indecisione o ingenuità stilistica di troppo degli esordi, bisogna riconoscere che hanno perfettamente settato la bussola per le loro coordinate musicali più congeniali. Similarmente a quanto sentito sul precedente full length “Vilàgvége”, il suono del quintetto è un indefinibile ma riconoscibilissimo ‘post qualcosa’ che coniuga la furia hardcore degli esordi, assolutamente rilevante nelle linee vocali, con serie spruzzate di black metal, il tutto innervato su sonorità prevalentemente votate allo sludge più sperimentale; il gioco de ‘gli Isis incontrano i Converge’ o ‘immaginate i Neurosis in chiave black metal’ lascia il tempo che trova, e oltre a porre in atto paragoni difficili con veri Maestri, tutto sommato non rende nemmeno piena giustizia a un buon lavoro. Le quattro, lunghe tracce che compongono questo “Creon” brillano, o quantomeno si accendono, di luce propria, riuscendo a non superare mai la soglia della noia o dell’inutilità, come avvenne col netto passo falso di “Heliogabalus” diversi anni or sono; la costruzione è abbastanza costante: intro più o meno lunghe di matrice post-sludge, midtempo di chitarra quasi ossessivi con accattivanti contrappunti, la batteria usata come strumento a sé e quasi mai base ritmica. Qualche variazione di particolare interesse si rileva nella parte centrale di “Ἀντιγόνη”, seconda traccia dell’album, dove il riff delle sei corde ci riporta alla mente per qualche minuto atmosfere scandinave di pregio, o in buona parte della successiva “Αἵμων”, pezzo violentissimo e retto dalla lotta selvaggia e corale del cantato e della batteria in serratissimo blastbeat. Beninteso, la relativa uniformità del resto del lavoro non gioca a sfavore della qualità complessiva, ed è anzi funzionale al sotteso concept complessivo di natura mitologica (vi lascio indovinare a quale mitologia ci si rifaccia leggendo i titoli delle tracce); manca forse, ancora, qualche guizzo in più, ma il loro posto all’inferno i Rorcal se lo sono ormai guadagnati senza dubbio.
