RORCAL – Heliogabalus

Pubblicato il 25/12/2010 da
voto
5.5
  • Band: RORCAL
  • Durata: 01:10:33
  • Disponibile dal: 24/09/2010
  • Etichetta:
  • Division Records

Volevano probabilmente suscitare terrore e sgomento, ma in realtà l’unica cosa che sono riusciti a strappare i Rorcal con il loro nuovo ed esagerato “Heliogabalus” è solo un commovente sorriso di compassione (che arriva però solo dopo svariati sbadigli), ma veramente nulla di più. Questo album è un imbarazzante concentrato di ogni possibile e immaginabile cliché e luogo comune che è possibile rintracciare nel mondo del post-metal, del drone, del black metal, del dark ambient, del noise e del doom. Impietosamente derivativi e statici, nel sound del combo svizzero sono chiaramente individuabili elementi in primis dei Sunn O))), ma anche – ovviamente – dei Khanate, degli ISIS, degli Skullflower, di Lustmord, dei Leviathan e così via. Tutte realtà imitate alla perfezione ma dai quali la band non è però riuscita (o non ha tentato?) a distillare la benché minima essenza primaria, da poter utilizzare poi come materia prima per una formula propria e personale. Il risultante “Heliogabalus” è un estenuante ascolto (ben un’ora e deci!) di droni noise, urla black-death catacombali e chitarre doom sature e cacofoniche che si muovono alla stessa velocità di una balena spiaggiata. Oltre all’andamento lumaca, che di per sé è già ostico, l’album non riesce neanche a riserbare sorprese di alcun rilievo, ed è così che, finiti un buon dieci minuti di urla strazianti, chitarre pachidermiche e sfuriate black, sappiamo già che arriverano altri dieci minuti di droni e crepuscolari paesaggi dark ambient (che puntualmente arrivano) e che inevitabilmente porteranno a una cosa sola: la ripetizione delle urla strazianti, delle sfuriate black e delle chitarre pachidermiche (che infatti puntualmente si ripetono di nuovo! Il tutto per oltre un’ora). Detto ciò, la band poteva almeno permetterci di saltare le parti un pò troppo immobili per poter almeno ascoltare quelle più “movimentate”, ma invece no, non ci è concesso. L’album infatti consiste di una sola, lunga, estenuante traccia, una formula che veramente poche band si possono permettere. Insomma, dopo la noia anche un pizzico di irritazione. Come complicarsi la vita inutilmente.

TRACKLIST

  1. Heliogabalus
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