ROSETTA – Utopioid

Pubblicato il 26/09/2017 da
voto
7.0
  • Band: ROSETTA
  • Durata: 01:02:23
  • Disponibile dal: 1/09/2017
  • Etichetta:
  • Distributore:

Il viaggio dei Rosetta, come quello della sonda spaziale di cui portano il nome, prosegue tra galassie e costellazioni sonore. Forti oramai di una navigata indipendenza radicale nei confronti di qualsiasi tipo di etichetta e management, i cinque di Philadelphia ci regalano, con il loro sesto full-length, una nuova piccola perla siderale (peraltro interamente disponibile sulla loro pagina Bandcamp). In questo disco i sognanti accordi sperimentati in “Quintessential Ephemera” trovano una perfetta chimica di fusione con i contorcimenti sonori più abrasivi di “A Determinism Of Morality”, segnando una nuova svolta nello stile della band, cui invero non è mai piaciuto ripetersi; e stavolta la novità non è rappresentata tanto dalla ‘frattura’ quanto dal perfetto raccordo di tutte le anime coesistenti nel quintetto. “Utopioid” è la scia ghiacciata di una cometa oltre l’atmosfera terrestre, eterea eppure fisicamente percepibile: dall’intro “Amnion”, in cui un sostrato di limpide voci pulite viene condotto per mano nella successiva “Intrapartum” dal ritmo cadenzato del basso di Dave Grossman, passando per episodi in cui la vena più ferina e accorata si fa scorgere appena sotto la superficie – quella “Neophyte Visionary” che, a parere di chi scrive, è uno dei pezzi più riusciti dell’intero disco, o “Qohelet”, in cui la sfuriata conclusiva è posta con grazia a contrasto dell’atmosfera ‘astrale’ dell’intero album – i Rosetta ci mostrano come si suona trascendendo le etichette di genere. Post-metal fatto di armonie aspre e dissonanti, suggestioni quasi shoegaze scaturite dalle chitarre trasognate di Eric Jernigan e Matt Weed si rincorrono per tutti e nove i brani, laddove la voce accorata e roca di Mike Armine odora di (molto, molto) lontani echi hardcore. E’ infatti il cantato urlato ad essere protagonista di “King Ivory Tower”, altro bell’highlight in cui sembra quasi di vedere le vene in rilievo sul volto del biondo professore della Pennsylvania proprio come ai tempi di “Red Tooth And Claw”, mentre il resto dei musicisti intrecciano con solida maestria una fitta trama fatta di accordi malinconici, le (oramai onnipresenti) voci pulite e batteria cadenzata. L’intermezzo strumentale “54543” è lo spartiacque tra la parte ‘utopistica’ del disco e quella ‘oppiacea’, in cui i sogni, le speranze si riflettono nello specchio dell’illusione e si infrangono miseramente, tingendo tutto di una sfumatura dolceamara (“Hypnagogic”) e mostrando una band capace, ancora una volta, di rielaborare i dettami della scuola-Isis con originale perizia, pur senza far gridare al miracolo. Ci vediamo tra le stelle della Via Lattea, Rosetta.

TRACKLIST

  1. Amnion
  2. Intrapartum
  3. Neophyte Visionary
  4. King Ivory Tower
  5. 54543
  6. Détente
  7. Hypnagogic
  8. Qohelet
  9. Intramortem
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