ROTHADÁS – Kopár hant… az alvilág felé

Pubblicato il 10/10/2021 da
voto
7.5
  • Band: ROTHADÁS
  • Durata: 00:43:55
  • Disponibile dal: 12/10/2021
  • Etichetta:
  • Me Saco Un Ojo Records

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Viene dall’Ungheria questo duo che si affaccia ora sul “mercato” con un corposo debut album, successore di un omonimo EP pubblicato due anni fa. Il chitarrista/bassista Tibor Hanyi è stato di recente visto all’opera con i più grezzi Cryptworm, ma con questo nuovo progetto il tiro del musicista – qui accompagnato dal batterista/cantante Lambert Lédeczy – si sposta su un suono più quadrato e ragionato, in cui vengono mescolati irruenza death metal e tensione drammatica di ascendenza doom. Il riffing di chitarra sa farsi anche notevolmente arcigno, ma esso viene assorbito dentro l’orbita di un suono che cerca spesso anche un appeal atmosferico, muovendosi dentro schemi mai troppo classici e lineari. Un death-doom – o un death metal particolarmente solenne – dalla scrittura narrativa, per un flusso sonoro che procede per andamento irregolare, a volte legandosi a strutture ricercate, fino quasi ad assottigliandosi in un accompagnamento lieve e discreto, e in altre circostanze trovando liberatori punti di sfogo in cui le ritmiche si velocizzano e anche il lavoro di chitarra picchia duro, quasi con insolente distacco.
I rimandi più prossimi potrebbero essere i Disma, i fortunati Spectral Voice e i loro fratelli minori Mortiferum, anche se come veri padri putativi vanno citati ovviamente Disembowelment e Rippikoulu, tutti gruppi a cui il duo ungherese sembra ispirarsi per la ricerca di sonorità torve e luttuose in un contesto death metal. E non c’è dubbio che i Rothadás sappiano giostrarsi abilmente su tali registri, percorrendo spesso linee oblique e corrosive, in bilico fra raffinatezza e brutale potenza.
Con cinque pezzi di durata medio-lunga (dai sei ai dodici minuti), “Kopár hant… az alvilág felé” è un album che richiede qualche ascolto per venire ben assimilato, ma ciò è anche il bello di dischi come questo, che rifuggono l’impatto più spiccio preferendo sollevare interrogativi e montare inquietudine con calma, senza però che certe deviazioni vadano mai a interferire con la godibilità e la qualità dell’ascolto. Senz’altro i Rothadás devono ancora affinare la loro personalità, ma quello in questione resta un debut album di tutto rispetto, che colpisce per un artwork affascinante, per la meticolosità di una produzione ineccepibile per il genere suonato e per una spontaneità indubbia a livello di composizione ed esecuzione.

TRACKLIST

  1. Utolsó kenet
  2. Koporsószeg
  3. Sírkő
  4. Kripta
  5. Temető
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