8.0
- Band: ROTTEN TOMB
- Durata: 00:44:45
- Disponibile dal: 18/05/2024
- Etichetta:
- Death Division Rituals
Ormai tendiamo a provare subito una certa soddisfazione e godimento quando riceviamo un nuovo album da un gruppo cileno. Da qualche tempo, la scena death metal del paese sudamericano rappresenta infatti un’incredibile oasi di creatività e vitalità, che si impone con successo sulle sfide geografiche e sull’isolamento relativo del paese. Nonostante la sua posizione remota, il Cile si sta dimostrando una fucina per band di grande calibro, che emergono da un circuito underground pulsante e dinamico. Questo circuito è caratterizzato da una fervente attività di collaborazione, dove i musicisti si uniscono per creare continuamente nuovi progetti e sperimentare varie direzioni musicali. Il fermento che permea la comunità può per certi versi richiamare alla mente la Scandinavia degli anni Novanta, quando la regione divenne un vero epicentro per vari filoni death e black metal, tanto da riuscire a fare proseliti nei più impensabili angoli del globo. Quanto ottenuto negli ultimi anni dai musicisti cileni dimostra che il talento può prosperare anche in contesti in apparenza marginali e tradursi in una scena musicale che non ha davvero niente da invidiare a quelle di paesi più ricchi e storicamente importanti per questo genere musicale.
L’ennesimo tassello di questa moderna saga ci viene ora offerto dall’atteso ritorno dei Rotten Tomb, quartetto protagonista di un notevole album di debutto, “Visions of a Dismal Fate”, un paio d’anni fa. Il nuovo “The Relief of Death” prende chiaramente le mosse dalle fosche istanze death (e doom) espresse su quella prima opera, ampliando però il discorso verso una dimensione più evocativa, diretta conseguenza dell’ulteriore maturazione del gruppo. A un primo impatto, il disco non può che essere considerato come uno dei lavori death-doom più avvolgenti degli ultimi tempi: un intenso intreccio di arie macabre ed armonie più brillanti ed estroverse, poggiato su una competenza musicale avanzata che, in un panorama musicale dove purtroppo lo scarso focus sulla canzone spesso regna sovrano, carica automaticamente la musica di una componente onesta, reale, coinvolgente.
La band, considerata tra le più promettenti del panorama locale, porta senz’altro con sé un approccio sonoro ostico e potente, in linea con molte produzioni underground contemporanee (Dead Congregation, Cruciamentum, Maveth, ecc). Tuttavia, ciò che riesce a distinguere i Rotten Tomb tra tante formazioni intente ad abbeverarsi dalle stesse fonti stilistiche è la loro vena solenne, qui appunto particolarmente accentuata, che talvolta richiama i primissimi lavori di realtà come Paradise Lost e Amorphis. Questa combinazione di sonorità solidamente strutturate e curate risoluzioni armoniche porta il sound del gruppo a pulsare di un’indole se non esattamente propria, almeno riconoscibile, caratterizzata da una drammaticità, esposta attraverso possenti midtempo e grandi interventi di chitarra solista, che viene puntualmente supportata da notevole sostanza.
La forza trainante di “The Relief of Death” è insomma la sua capacità di andare oltre la pesantezza ad ogni costo, per puntare – soprattutto nella sua seconda metà, con brani come “Let The Death Takes Us” o “Illusions Of A False World” – su atmosfere sospese, dove le due chitarre si avvolgono e si intersecano tra note lunghe e climax suggestivi che riportano appunto a certa vecchia scuola europea o a entità di nicchia come gli ultimi Burial Invocation.
Con questo denso melting-pot di influenze e sfumature, che sottolinea più che mai lo spettro delle loro potenzialità, i cileni si riaffacciano quindi sulla scena internazionale consolidando la loro reputazione di band talentuosa. Chiara è la loro padronanza di uno stile che, per quanto codificato, hanno saputo rendere proprio, interessante, pulsante della loro viva intraprendenza.
