ROTTEN TOMB – Vestiges of Tortured Souls

Pubblicato il 26/05/2026 da
voto
8.0
  • Band: ROTTEN TOMB
  • Durata: 00:38:51
  • Disponibile dal: 06/06/2026
  • Etichetta:
  • Nuclear Winter Records
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Se nel 2022 l’esordio “Visions of a Dismal Fate” aveva saputo imporsi come una delle sorprese death metal dell’anno, e il suo successore, “The Relief of Death” (2024), si era rivelato una decisa conferma in termini di capacità interpretative, al terzo full-length i Rotten Tomb mettono definitivamente a punto il loro stile in un lavoro che sa ormai di raggiunta maturità, di apice di un percorso compiuto lontano dalle grandi rotte del genere, e forse proprio per questo motivo in grado di scavare ancora più a fondo nell’estetica macabra e nelle vibrazioni trascendentali di certa musica.
Una discesa di circa quaranta minuti in tunnel e catacombe che sembrano spingersi fino alle viscere della Terra, dove la sola luce che può arrivare è quella di una flebile fiaccola, a rischiarare un mondo sotterraneo di riti proibiti e morti dimenticate.

È lì che il gruppo di Iquique – parte di quel crogiolo di talenti underground che è il Cile (basti pensare agli exploit conseguiti nell’ultimo decennio da Suppression, Ripper, Mortify e Mayhemic) – ci porta nuovamente con “Vestiges of Tortured Souls”, ribadendo che quanto incluso nelle opere precedenti non si trattava di un fuoco di paglia e che quell’approccio stilistico, radicato tanto nei classici di Incantation e Immolation, quanto nei primi, crepuscolari vagiti di Paradise Lost e Amorphis, ha ancora parecchio da dire prima di riciclarsi e giungere a noia.
Anzi, come detto, mai come oggi il quartetto dà l’idea di esprimersi con autorevolezza e controllo, con una capacità di rielaborazione che dimostra – man mano che ci si addentra nei cunicoli spogli e tenebrosi della tracklist – quanto il rischio di scadere nel ‘more of the same’ sia qui superfluo, portando al livello successivo le soluzioni adoperate in passato e incanalandole in un flusso a dir poco compatto e penetrante, da cui si evince come ogni riff sia stato ponderato e perfezionato senza che nel processo si perdesse la sua carica istintiva.
È su questo equilibrio fra lucidità in sede di songwriting e trasporto nell’interpretazione, una spinta interiore in grado di mettere a più riprese la pelle d’oca, specie quando il growl di Deathbringer si eleva a mo’ di invocazione iraconda dall’Abisso, che si gioca il successo di questo ritorno: più barbaro, più feroce, ma anche più profondo e sibillino nel momento in cui le chitarre vengono fatte scivolare sulla bruma di certo death/doom vecchio stampo, con lead malinconici in grado di richiamare direttamente le gesta di Greg Mackintosh su lavori come “Lost Paradise” e “Gothic” (clamorosa, in questo senso, la parte centrale di un pezzo come “Mortified”).

All’interno di un filone che pecca spesso di immobilità, e con poche band degne di raccogliere lo scettro di sovrani come Sonne Adam, Dead Congregation e Cruciamentum, promotori della riscoperta di questo modo di intendere il death metal nella prima decade dei Duemila, i Rotten Tomb continuano insomma a porsi come una realtà attenta allo sviluppo delle dinamiche e all’affinamento della componente melodica, oltre che micidiale nel momento in cui viene chiamata a forgiare nuovi riff nel suo altoforno.
Una formazione che ha assimilato a pieni polmoni le arie infernali dei classici, e che oggi – facendo leva su un’ispirazione ragguardevole e su una cura maniacale per i dettagli, con la produzione a spiccare immediatamente per calore e potenza – ne riformula i componenti sulfurei per giungere, di volta in volta, a risultati alchemici di grande fascino.

Difficile, arrivati a questo punto, continuare a parlare di semplice promessa: allo stato attuale delle cose, i sudamericani rientrano senza dubbio fra i nomi più estrosi e costanti dell’underground death metal contemporaneo. La speranza è che la sponsorship di ‘Sua Maestà’ Anastasis Valtsanis, che per “Vestiges…” li ha voluti ufficialmente nel roster della Nuclear Winter, faccia la differenza portandoli finalmente in Europa e in contesti come quello del Kill-Town Death Fest di Copenhagen.

 

TRACKLIST

  1. Horror Manifestations
  2. Condemned Reality
  3. Lost Memories
  4. Waiting, Dying
  5. Mortified
  6. Mind of Chaos
  7. Here Lies Death
  8. Ancestral Perservation
  9. Human Pyre
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