ROTTING CHRIST – A Dead Poem

Pubblicato il 13/08/1997 da
voto
9.0
  • Band: ROTTING CHRIST
  • Durata: 00:47:29
  • Disponibile dal: 08/1997
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Sony

“Sorrowfull Farewell”, una chitarra lancinante. Così comincia il quarto full-length dei Rotting Christ: un lungo addio pieno di dolore.
Sembra emblematico se si pensa a quanto “A Dead Poem” sia un disco rivoluzionario e foriero di cambiamenti; infatti, nel giro di un anno dall’uscita di “Thriarchy Of The Lost Lovers”, la lega che unisce il trio si sgretola e Jim, in seguito ad impegni personali, lascia la band. Per qualche periodo anche Themis si allontana dal gruppo a causa della propria depressione e su Sakis grava il peso intero di una band oramai conosciuta e osannata in praticamente tutto il mondo, con tour da compiere ed impegni discografici da assolvere. Il novello Atlante all’inizio sembra non reggere il peso di tutto, ma forse è necessario scivolare un po’ per trovare un piano d’appoggio adatto a sostenere lo sforzo. Così, in appena un anno, con il solo Themis registra un album e recluta Andreas Lagios, Kostas Vassilakopulos e Panayoitis a – rispettivamente – basso, chitarra e tastiere (accreditati nel disco anche se materialmente sono solo i fratelli Tolis a registrarlo).
Spesso dalle condizioni più miserabili e dalla disperazione più nera nascono veri capolavori d’arte: è il caso di “A Dead Poem”. Composto in un periodo in cui sia gli stilemi del gothic che le avanguardie sperimentali cominciano a prendere piede, questo album è nel complesso figlio del periodo, a partire dal logo che compare in copertina (a suo modo iconica, anche se non tra le migliori): via gli scomposti glifi old-school in favore di un più ‘pulito’ tratto graficamente goticheggiante, via pitture, stampe, quadri esoterici per far spazio ai primi esperimenti di computer grafica. L’epico assolo della strumentale “Ten Miles High”, intervallato da un quieto piano, ad esempio, ricorda moltissimo i Paradise Lost di “Draconian Times”, così come la martellante “Semigod” odora di Samael già dalle prime note ed i sei minuti di “As If By Magic” sono arricchiti da un aroma ‘moonspelliano’. Con Xy dei Samael alla produzione, anche il sound del disco è limpido, oseremmo dire quasi ‘bombastico’: particolare enfasi è data ai bassi, ai cori baritonali (il controcoro di Fernando Ribeiro dei Moonspell su “Among Two Storms” è da brividi), ai rallentamenti che strizzano un occhio a panorami doomeggianti. Pur essendo un disco dei Rotting Christ – ci pensano la voce abrasiva di Sakis, quel suono acuto di chitarra e i muscoli di Themis dietro alla batteria a ribadirlo – al tempo stesso non sembra un disco dei Rotting Christ: il black metal è molto, molto diluito con lo spleen gotico degli ultimi anni Novanta, i suoni sono plumbei, pesanti, dilatati; persino in pezzi da novanta come la già citata combo inziale “Sorrowfull Farewell”/”Among Two Storm” l’atmosfera è così densa e dolorosa da rendere pallide le note più annerite, mentre un certo gusto melodico prende piede in maniera sempre più preponderante – negli assoli, nell’utilizzo delle tastiere e persino nel comparto percussivo. “A Dead Poem” ricorda una scultura di Lucifero nella sua miltoniana discesa verso l’Inferno: carica di disperazione, barocca, maestosa.

TRACKLIST

  1. Sorrowfull Farewell
  2. Among Two Storms
  3. A Dead Poem
  4. Out of Spirits
  5. As If by Magic
  6. Full Colour Is the Night
  7. Semigod
  8. Ten Miles High
  9. Between Times
  10. Ira Incensus
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