7.5
- Band: ROTTING CHRIST
- Durata: 00:24:01
- Disponibile dal: 05/1991
- Etichetta:
- Decapitated Records
- Wipe Out! Records
La curiosità suscitata dal demo “Satanas Tedeum” è stata enorme, e per i neonati Rotting Christ è solo il primo sorso ad una fonte d’ambrosia che li asseterà per tutta la carriera.
Uno split con gli italiani Monumentum uscito per Obscure Plasma (l’etichetta del cantante e chitarrista Roberto Mammarella, che nel 1994 cambiò nome nell’odierna Avantgarde Music) permette alla band di testare la formazione a quattro, ampliata con l’ingresso di Magus ‘Morbid’ alle tastiere. L’apporto di quest’ultimo si rivelerà fondamentale per il suono e i richiami esoterici che renderanno unici gli album futuri dei Rotting Christ: l’utilizzo di synth e tastiere contribuisce a rendere maggiormente oscura l’aura che avvolge ciascuna canzone, entrando a gamba tesa nella disputa sull’utilizzo o meno delle stesse in ambito metal e azzittendo i detrattori; gli interessi occultistici del nuovo entrato, invece, ben si amalgameranno con quelli del resto della band.
Nel Maggio 1991 esce per le etichette locali Decapitated Records e Wipe Out! Records l’EP “Passage To Arcturo”, che da subito entra nella sfera di culto di tutti gli appassionati di metal estremo. Tutto, dalla splendida copertina (ideata da Jim Mutilator e realizzata da Panos Tzanetatos) raffigurante Orfeo assorto nella contemplazione della costellazione di Arturo agli assoli armonici e lancinanti, contribuisce a creare un nuovo modo d’intendere black metal rispetto ai grandi nomi scandinavi. C’è una rabbia diversa, molto più fisica che intellettuale, che traspare dal martellamento tumultuoso di “Old Coffin Spirit” (in cui l’irruenza di Temis Tolis dietro le pelli si fa già sentire), c’è una concezione diversa del dinamismo tra melodia e dissonanza degli strumenti in “The Forest Of N’Gai”, un’alchimia sinistra tra le tastiere e chitarra/basso che rimanda a inquietanti scenari. “Passage To Arcturo”, infatti, affascina proprio per la sua strisciante oscurità, appena accennata e proprio per questo (doppiamente) efficace: “The Mystical Meeting” ne è l’emblema perfetto, con le chitarre che ricamano venefici arabeschi su un assediante comparto ritmico, mentre gorgoglianti voci luciferine e sinistre tastiere dialogano in un linguaggio occulto, quasi stellare. La conclusiva “Inside The Eye Of Algond” anticipa di qualche anno ciò che poi sarà “Non Serviam” e conclude un EP che è uno spiraglio sulle potenzialità di una band che, seppur con scarse finanze e ancor meno mezzi, è pronta al grande salto: quello del primo album.
