7.5
- Band: ROTTING CHRIST
- Durata: 00:49:05
- Disponibile dal: 12/02/2016
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
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Tre anni. In questa fase della carriera dei Rotting Christ, tra un nuovo album ed il precedente trascorrono sempre circa tre anni. Questo è evidentemente il tempo di cui il gruppo ha bisogno per portare a termine la promozione di un disco e per comporre il suo successore. Scriviamo ‘gruppo’, ma, in realtà, potremmo tranquillamente riferirci a Sakis Tolis, leader e mente dei Rotting Christ sin dal lontanissimo 1987. Al cantante/chitarrista (e produttore) interessa poco delle contaminazioni varie e delle sfumature post-tutto che il black e il dark metal di oggi ingurgitano e rigurgitano. Non stupisce quindi se la base di queste dieci nuove tracce a volte sembra essere stata registrata nel 2010 o nel 2013. Con il pomposo “Aealo” Sakis Tolis ha rinnovato lo stile della sua band e da allora non si è più guardato attorno o indietro: il discorso è stato portato avanti con vigore su “Κατά τον δαίμονα εαυτού” e ora questo viene ulteriormente analizzato con il nuovo “Rituals”, quarto album a venire pubblicato sotto l’egida della francese Season Of Mist. Il nuovo full-length della band ellenica è dunque l’ennesima opera molto ambiziosa di una carriera ricca di eventi e colpi di scena: a livello di produzione, vista la collaborazione con Jens Bogren in fase di mixaggio e mastering, siamo senz’altro al top, superando in impatto e in scorrevolezza tanti rinomati capitoli precedenti; sul fronte musicale e stilistico, come già accennato, il disco invece non si discosta granchè dagli ultimi due album, ma al contempo si arricchisce di ulteriori ingredienti, soprattutto sotto forma di numerose nuove voci e “ospitate”. L’impressione è che Tolis, dopo una dozzina di album scritti praticamente da solo, sia un po’ a corto di idee a livello di riff e melodie di chitarra (prova ne sono anche le frequenti auto-citazioni presenti sia in questo che negli altri lavori dell’ultimo quinquennio abbondante); di conseguenza, l’incipit dal quale partire per comporre un nuovo brano sembra ora risiedere nelle linee vocali. Se già su “Aealo” e “Κατά…” il Nostro aveva fatto ampio ricorso a cori e gorgheggi femminili, su “Rituals” assistiamo ad un vero e proprio trionfo del comparto voci: dall’opener “In Nomine Dei Nostri” sino alla conclusiva “The Four Horsemen” il lavoro è tutto un fluire di canti, urla, dialoghi e “gang vocals spartane” che sovente fungono da vero e unico cardine dei pezzi, come in una sorta di Therion su scala minore e in chiave mediterranea. Su “Ἐλθὲ κύριε (Elthe Kyrie)”, ad esempio, addirittura si lascia che siano gli interventi di Danai Katsameni, un’attrice del Teatro Nazionale Greco, a guidare la strofa portante, mentre in “Les Litanies de Satan (Les Fleurs du Mal)” e “For a Voice like Thunder” i tempi del brano sono dettati rispettivamente dagli ospiti Vorph (Samael) e Nick Holmes (Paradise Lost). “Rituals”, insomma, non è forse un album per chi continua a vedere nei Rotting Christ un gruppo foriero di grandi riff e grandi melodie chitarristiche, memore di vecchie e recenti hit come “Transform All Suffering into Plagues”, “Athanati Este”, “Enuma Elish” o “Noctis Era”: da questo punto di vista, il disco è in verità abbastanza povero o derivativo. “Rituals”, piuttosto, sboccia e brilla per la notevole cura negli arrangiamenti, per l’unione tra metal e dramma, per il suo autentico sapore epico e per la capacità di imprimersi subito nella mente di chi ascolta, a dispetto del numero e della ricchezza delle sue componenti. È un prodotto che potrà impressionare i neofiti dei Rotting Christ – in quanto difficilmente in grado di notare subito il cambio di approccio nel lavoro chitarristico, oggi più minimale e a volte ridotto a base per voci, tastiere e strumentazione “etnica” – ma anche un’opera che i fan di lunga data non dovrebbero sottovalutare, visto che presenta alcune canzoni di rara maestosità ed efficacia. Al di là di tutto, episodi come i succitati “Ἐλθὲ κύριε (Elthe Kyrie)” o “Les Litanies de Satan” risultano infatti tra i più particolari del repertorio del quartetto. Il consiglio è di approcciarsi all’album con pazienza, concentrandosi bene su un brano alla volta ed evitando di far pesare troppo accostamenti e similitudini. Soprattutto se preso singolarmente, quanto offerto da Sakis Tolis su “Rituals” è un altro grande esempio di attitudine, gusto e perseveranza. E pazienza se sarà difficile riproporlo dal vivo.
