9.0
- Band: ROTTING CHRIST
- Durata: 00:37:22
- Disponibile dal: 11/11/1993
- Etichetta:
- Osmose Productions
Tra il 1991 ed il 1993 i Rotting Christ, fatta eccezione per due singoli – “Dawn Of The Iconoclast” e “Αποκαθήλωσις”, quest’ultimo uscito per inaugurare il contratto fresco di firma con l’Osmose Production – raccolgono le idee, provano, scrivono musica ininterrottamente, complice anche l’acquisizione dello Storm Studio da parte dei fratelli Tolis e di Jim. In realtà è come l’ultimo, lungo respiro prima del tuffo: c’è tanta attesa per il primo album dei greci dopo la curiosità suscitata dal demo e dall’EP; inoltre la firma per l’etichetta francese, che all’epoca deteneva uno dei roster più estremi in circolazione, crea ulteriori aspettative intorno alla band.
Ed infatti “Thy Mighty Contract” è un album seminale: crea un solco profondissimo nel black metal, mostrando una via diversa da quella prettamente glaciale e sacrilega conosciuta fino ad allora, un percorso fatto di rabbia muscolare e ferina, violenza sonora, riff velenosi e latrati rauchi. Ciascuno degli otto pezzi che compongono l’album è una perla incastonata in un diadema blasfemo: la staffilata iniziale del trittico “The Sign Of Evil Existence” – “Transform All Suffering Into Plagues” – “Fgmenth, Thy Gifth”in cui i turbolenti, ciechi sfoghi di Temis dietro la batteria fanno il paio con un riffing acuminato e scorticante, ci giunge a distanza di ventisei anni senza perdere un briciolo della propria carica infernale.
Ma accanto a questo ci sono anche le atmosfere rugginosamente sulfuree che le chitarre ricamano sopra tastiere da cripta sconsacrata, gli intermezzi invocativi (“Exiled Archangels”), l’abbaiare in growl di Sakis, i sublimi rallentamenti di “The Coronation of The Serpent”, magistralmente armonizzati, amalgamati come nere pennellate sulla tela. Il quadro che emerge è fosco e tremendamente affascinante come una stampa di Dorè; vi è, nelle note di canzoni come “His Sleeping Majesty”o la già citata “The Coronation…” appena una accenno a quella che, negli album successivi, diventerà un richiamo costante: la fascinazione per l’aspetto più malinconico e miltoniano di Lucifero, il sovvertimento dell’ordine cosmico, l’importanza di una ribellione che qui si manifesta tutta nella musica.
I trentasette minuti di questo disco sono l’alfa e l’omega della stoà greca del black metal: imprescindibili per il sound di tantissime band che verranno poi, magistrali nella loro spartana cattiveria, contribuiscono a plasmare un modo diverso di intendere l’estremo.
