ROYAL THUNDER – WICK

Pubblicato il 19/05/2017 da
voto
7.5
  • Band: ROYAL THUNDER
  • Durata: 00:54:25
  • Disponibile dal: 07/04/2017
  • Etichetta: Spinefarm
  • Distributore: Universal

A questo giro i Royal Thunder hanno trovato la quadratura giusta. Dubitavamo potessero giungere a una sintesi metodologica sfrondata di prolissità, invece nel passaggio a una nuova casa discografica, da Relapse a Spinefarm, l’evoluzione è stata netta e produttiva. La contestazione principale che potevamo muovere a questo quartetto hard rock con voce femminile era quello di avere poco mordente, pigrizia nell’assecondare la bella voce della cantante, alla quale veniva lasciato ogni onere di dare brillantezza e interesse ai pezzi. Mentre sul piano strumentale, l’avvicendamento di sortite rock settantiane, cullamenti bucolici, zompettare zeppeliniano ed ampie distensioni psichedeliche colpiva nel segno solo a sprazzi. C’era questa ricerca dell’estasi un po’ forzata, macchiettistica, che andava a tarpare le ali a brani invero neanche malvagi, purtroppo segnati in diversi casi da un fastidioso senso di incompiutezza. Forse bisognava solo scrollarsi di dosso alcuni fonti d’ispirazione troppo marcate, perché “WICK” rappresenta un netto passo avanti e se non è una rivoluzione copernicana nel suono, lo è nel piglio, nelle intenzioni. I Royal Thunder cambiano pelle diventando sanguigni e decisi come mai lo erano stati in passato, più asciutti nel concepimento dei brani, meglio focalizzati e concentrati nel dare uno sviluppo rigoroso e lineare alle idee di partenza. Se in “CVI” e “Crooked Doors” la musica aveva la pericolosa tendenza a stagnare in una vuota soavità, ora il rosso fuoco che appare quale colore più vistoso della copertina pare essere filtrato nei contenuti sonori, infondendo ben altro ardore. Sintomo evidente della mutazione è la durezza della batteria, leva primaria per rivestire di una scocca più robusta canzoni che hanno ancora, fondamentalmente, un animo candido e propagano infusioni di pace,  magia e malinconia intrise di una loro specifica personalità. Come una Janis Joplin dei giorni nostri, Miny Parsonz urla e gorgheggia, incanta e graffia, decidendo in buona misura le sorti dell’intero “WICK”, non gravato da manierismi sia quando si rilassa in ballate rurali (“April Showers”, “Plans”), sia nel caso insista sul versante dell’hard rock potente e ritmato (“The Sinking Chair”, “Anchor”, la titletrack), oppure si assecondi un trasecolare acidulo (“Tied”, la fastosa “Push”). Lo scarno folkeggiare di una “We Slipped” appaga i sensi anche se il suo movimentarsi fra acustico ed elettrico si rifà a stilemi che quasi affondano nella notte dei tempi del rock, dando risalto ai modi da cantautrice impegnata della singer. Gli arrangiamenti vocali, contraddistinti da raddoppi eterei e cori flebili, appaiono curatissimi, molto composti, funzionali ad apportare un’acquosa delicatezza. Si fanno apprezzare anche le tastiere, presenti solo in alcuni punti, toccanti nel disegnare combinazioni melodiche dolci ma stillanti gocce di purissima tristezza. I ritmi abbastanza lenti e uniformi, l’assenza di bruschi cambi di rotta, aiutano a tenere assieme la tracklist e a farla sembrare un lungo, mesmerico, viaggio nei meandri di un rock colorato, che mira a farci nuotare nei reami indefiniti dei sogni, ma tiene un approdo sicuro nel mondo reale. Ad ascolto ultimato, viene abbastanza naturale ripartire daccapo: nella sua apparente semplicità, “WICK” nasconde molti tesori, non tutti immediatamente discernibili. Allora vale la pena riassaporare l’album, restarvi intrappolati, essere sommersi dal rock immaginifico della formazione, ora sì veramente degna di essere considerata fra i nomi ‘caldi’ dell’hard rock contemporaneo.

TRACKLIST

  1. Burning Tree
  2. April Showers
  3. Tied
  4. We Slipped
  5. The Sinking Chair
  6. Plans
  7. Anchor
  8. WICK
  9. Push
  10. Turnaround
  11. The Well
  12. We Never Fell Asleep
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