7.0
- Band: RUNEMAGICK
- Durata: 01:01:42
- Disponibile dal: //2006
- Etichetta:
- Aftermath Music
Puntuali come la morte i Runemagick, terzetto svedese autore di un doom death estremo e malsano, almeno nelle ultime uscite discografiche. La band infatti inizialmente era dedita ad un death metal senza infamia e senza lode e, nel corso degli anni il sound si è evoluto sino alla forma attuale, rallentando sempre di più e divenendo più marcio e paludoso che mai. Questo “Envenom” ci mostra una band in buona forma che continua nel proprio percorso verso l’ignoto incurante sia dei (tanti) elogi che delle (tantissime) critiche. La realtà è che i Runemagick, come la loro musica, sembrano non avere compromessi: o adorati o detestati e ritenuti degli incapaci. Come spesso accade, la verità probabilmente sta nel mezzo: la band infatti è in grado di scrivere musica realmente emozionante, pregna di umori nerissimi e portatrice di eventi infausti, ma il problema è che non riesce a trovare la necessaria continuità, colpendo spesso a vuoto. Anche in”Envenom” accade qualcosa del genere: “Vultures” ad esempio sembra una dilatazione delle sonorità che componevano l’immortale “Forest Of Equilibrium” dei Cathedral, solo che, a metà traccia, i nostri si perdono in una nenia chitarristica pesantemente doom, ma anche piuttosto monotona ed inconcludente. Di tutt’altra pasta è la titletrack, dove a tratti i ritmi salgono (si fa per dire ovviamente) e viene ripescato un afflato settantiano realmente trascinante. Da segnalare anche la conclusiva “Maelstrom”, nella quale la band è abile a far risultare coinvolgente anche un feedback chitarristico finale davvero lungo. Le cinque, lunghissime, tracce che compongono l’album sono tutte scritte dal leader Nicklas Rudolfsson, che si occupa delle voci, fortemente ancorate al death metal, e delle chitarre. Le performance dei restanti membri (Daniel Moilanen dietro le pelli e di Emma Karlsson al basso) sono convincenti, anche se l’onere maggiore ricade sulle spalle del leader. La produzione è volutamente sporca e sembra fatta apposta per allontanare tutti gli amanti della musica estrema scandinava, pulita e perfettina. Nonostante l’album non sia un capolavoro, a parere di chi scrive resta un gradino sopra le attuali uscite di genere. C’è da augurarsi che i Runemagick correggano al più presto le incertezze sopra riportate, ma, per una band che è sulla piazza da così tanto tempo e non ha mai cambiato di una virgola la propria attitudine, risulterà abbastanza difficile.
