RUSSIAN CIRCLES – Blood Year

Pubblicato il 14/08/2019 da
voto
6.5
  • Band: RUSSIAN CIRCLES
  • Durata: 00:39:50
  • Disponibile dal: 02/08/2019
  • Etichetta: Sargent House
  • Distributore:

Per chi ama i Russian Circles ancora una volta ci si troverà di fronte ad un megalite convincente. Per chi vorrebbe, dovrebbe o potrebbe entrare in contatto per la prima vola con questa band, “Blood Year” non è sicuramente il miglior punto d’approdo per conoscere il trio di Chicago. Questo è, infatti, quello che in campagna stampa è stato definito un “single-minded statement of authority”: un album che vuole sancire l’autorità della band di Sullivan e soci in termini di coerenza e di imposizione sonora.
Restando sempre una formazione live con i controcojones, i cui suoni e la cui possenza sonora riescono a convincere tutte le volte, qui, in questo nuovo e settimo lavoro, si nota però una certa stanchezza a livello compositivo. Non c’è una grande ricerca in nessuno dei brani contenuti in “Blood Year”, che si limita fondamentalmente a riprendere i pattern rocciosi che ormai abbiamo conosciuto ampiamente, soprattutto con l’epico “Guidance”. In termini di risultato finale, oltre ai gioiellini di “Empros” e “Geneva”, era infatti l’album del 2016 che aveva ormai suggellato il loro nome come un caposaldo del post-metal strumentale. Qui, purtroppo, se si è masticata a dovere la discografia della band, si resta con un lieve retrogusto di noia e di déjà-vu.
Se “Arluck” e “Milano” riescono sicuramente a far muovere la testa e a ribadire a gran voce il sound bombastico della band, non c’è però una grande varietà di suono che arriva fino alla fine di questo nuovo lavoro e la maggior parte delle canzoni scorre in un continuum che questa volta è veramente difficile scindere in tracce singole. Nessun momento in sé sembra essere così decisivo per collocare il lavoro in termini di novità vera e propria. Il tutto suona esattamente come un compendio di quello che Sullivan, Turncrantz e Cook ci hanno già dimostrato in numerose occasioni.
Nulla di eccessivamente peccaminoso. Come già affermato, “Blood Year” rimane un disco ben suonato, ben prodotto (Kurt Ballou resta la sicurezza definitiva), e che presenta ancora una volta le caratteristiche principali di una delle band fondamentali del post-rock. Da chi li segue da un pezzo forse ci si aspettava qualcosa di più. Non c’è dubbio.

TRACKLIST

  1. Hunter Moon
  2. Arluck
  3. Milano
  4. Kohokia
  5. Ghost on High
  6. Sinaia
  7. Quartered
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