RUSSIAN CIRCLES – Guidance

Pubblicato il 13/09/2016 da
voto
7.5
  • Band: RUSSIAN CIRCLES
  • Durata: 00:44:10
  • Disponibile dal: 05/08/2016
  • Etichetta: Sargent House
  • Distributore:

Coi Russian Circles si intersecano diversi filoni di critica, che si possono riassumere principalmente per comodità di preambolo in due cordoni: coloro che mettono in primo piano l’appartenenza della band ad un canone prestabilito di un livello ormai ad ampio raggio, e quelli che cercano invece uno spiraglio di novità, di sperimentalismo, di virata verso lidi sempre più nuovi e sempre più intriganti. Per i secondi, purtroppo, gli ultimi ascolti della band dell’Illinois erano quindi stati qualcosa di altamente noioso, evitabile e ben poco coraggioso, ben lontano dalla fierezza underground in cui si erano sviluppati e avevano dato certi risultati. Certo è, per tornare su una linea comune, che i Russian Circles hanno deciso di impostare il proprio essere su coordinate ormai stabili, definite e definitive, fatte di quello che ti aspetti avvenga nel pezzo e cercando di farlo sempre in maniera più appropriata e massimizzante l’aspetto evocativo e di effetto diretto. “Guidance” assume infatti le coordinate stesse di questo percorso, un percorso fatto di una strada dritta, senza deviazioni, senza contorni cangianti, senza scorciatoie o nuove mete. L’interessante connubio di botta e fermento musicale che c’era stata con un album come “Geneva” o con “Empros” non è più cosa da mettere sul piatto per i Russian Circles. “Guidance” è la cristallizzazione dell’intenzione degli americani di diventare i paladini del canonico post-metal strumentale, potente, diretto, incisivo, evocativo e massificato all’estremo. La produzione di Kurt Ballou e dei suoi studi è infatti qualcosa che difficilmente potrà definirsi diversamente dall’impeccabile: i suoni (vedi quelli di “Lisboa”) escono con una lucidità e una veemenza impareggiabili, e anche qui le compressioni e il lavoro di sound engeneering giocano la parte più significativa dell’impatto del nuovo disco dei Russian Circles, enfatizzando le dinamiche in maniera potente e raffinata. Difficile definire brani come “Vorel”, “Mota”, “Afrika” e “Calla” come un qualcosa di raffazzonato o semplicemente pleonastico alla luce della carriera della band, anche se gli aspetti di immaginario, contorno e spiritualità vengono messi ancora di più in secondo piano. Per i Russian Circles ormai conta l’affermazione a paradigma di genere e per fare questo l’aspetto secondo del nostro preambolo viene quindi immancabilmente a scomparire, così come l’interesse che può conseguire verso intenzioni così chiare. Per coloro che ascoltano “Guidance” come l’album che in realtà è e vuole essere, invece, siamo di fronte all’album di genere che si fissa come must definitivo nella discografia della band di Chicago: i brani sono tutti della medesima lunghezza, tra i 5:30 e i 6:30 (tranne l’introduttiva “Asa” che dura poco meno), girando intorno a quel lasso di tempo in cui buttare giù tutto, distorto e pulito, crescendo e pacca, ritmica e arpeggio. Un brano come “Afrika” diventa il centro del disco e del discorso: nulla di eccessivamente prolisso, ma dove il labor limae viene a confluire in un brano diretto, senza eccessi, senza sperimentazioni, senza quella che potrebbe essere l’ombra di niente che non vada sul già sentito e già assimilato, ma che giunge ad un compendio di quello che è diventato il post-metal dei Russian Circles di oggi. E non potrebbe probabilmente esserci forma migliore per venire inquadrato in questo status. Batterie, basso e chitarra si fondono in un impasto massiccio e implacabile come la frana montuosa e percussiva di un fenomeno sismico, in una capacità di arrangiamento che a questo punto è difficile attribuire ad una band non di professionalità ben elevata. Gli Explosions In The Sky del post-metal sono qui e lo vogliono dire francamente, scansando Pelican e compagni passati. Ci sarà chi ancora una volta storcerà il naso, forse a ragione, forse a torto, e chi decisamente osannerà il sesto album dei Russian Circles come uno dei canoni di genere di quest’anno.

TRACKLIST

  1. Asa
  2. Vorel
  3. Mota
  4. Afrika
  5. Overboard
  6. Calla
  7. Lisboa
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