7.0
- Band: S A R R A M
- Durata: 00:39:56
- Disponibile dal: 14/05/2021
- Etichetta:
- Subsound Records
- Distributore: Goodfellas
Valerio Marras è un multistrumentista di Cagliari, sulla scena ormai da diversi anni e noto soprattutto come chitarrista delle band Charun e Thank U For Smoking, entrambe orientate verso un suono tra post rock e sludge, seppur con sfumature diverse. S A R R A M è il progetto solista dell’artista sardo, che ha anche all’attivo parecchi tour al di fuori dei confini nazionali e collaborazioni extramusicali che hanno spesso trasformato la sua musica in un’esperienza a tuttotondo (si guardi il video promozionale di “Midnight” a titolo esemplificativo), ed “Albero” è ormai il quarto album pubblicato usando come moniker il cognome dell’autore stesso letto al contrario.
Se il precedente “Silenzio” era stato concepito in piena pandemia e risentiva quindi di quel momento buio e negativo, ci piace pensare, anche ispirandosi al titolo dell’opera, che il nuovo disco sia una sorta di ritorno alla natura, un’uscita dal nostro guscio, interiore o esteriore, in cui uno stato di necessità ci ha rinchiuso. Se si tratta di un risveglio, però, è ancora qualcosa di timido o impaurito, come se il ‘letargo’ avesse lasciato nell’ascoltatore un’intrinseca paura ad affrontare dopo tanto tempo ciò che lo circonda: “Albero” è sì la colonna sonora del pulsare della natura, ma la maestosità di quest’ultima sembra a volte attrarre ed altre intimorire. Marras ci guida in un viaggio in cui si esibisce con tutto il suo armamentario, che comprende la chitarra e i suoi svariati effetti, il glockenspiel, il mandolino, il synth e la kalimba ma, a dispetto di questa ricchezza a livello di strumenti, il suono è spoglio e ridotto all’osso; nessuna voce, tra l’altro, compare negli otto pezzi. Si sovrappongono paesaggi sonori dark ambient, derive noise e drone, qualche muro chitarristico, alcuni passaggi vagamente doom e parecchia elettronica; il tutto centellinato, mai più dello stretto necessario.
Ne scaturisce un disco ostico, che non ha niente di estremo come tradizionalmente inteso in senso metal (anzi ha proprio poco di metal in generale, se non a livello di atmosfera), ma a suo modo stordente, tanto che sono necessari diversi ascolti, o forse il mood giusto, per apprezzarne la profondità. Le note abrasive di “Scraps Of Paper”, ad esempio, a seconda dell’umore possono essere i rumori provenienti da una notte stellata o da una tempesta infernale. Gli otto minuti di “The Sound Of A Needle” possono essere vissuti come un momento rilassante oppure carico di tensione; lo stesso vale per il denso post rock di “Midnight”. “The Far Side Of The Moon” non è altro che un loop ipnotico con poche variazioni. Tutti i pezzi possono avere un effetto differente ed una diversa interpretazione, positivi o negativi che siano.
Un’esperienza faticosa e difficile da inquadrare, ma anche uno sforzo che può appagare l’ascoltatore più curioso.
