6.0
- Band: SABOTØR
- Durata: 00:33:19
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Dark Essence Records
Le tematiche belliche in ambito metal non sono certo una novità, ma c’è chi decide comunque di affrontare il tema in modo particolare, eppure non sempre ‘particolare’ è sinonimo di ‘convincente’: ecco che quindi parliamo del debutto dei Sabotør, un trio proveniente dalle fredde lande della Norvegia.
Il loro è un heavy metal che prende a piene mani da formazioni con diverse radici nel punk, come Warfare e English Dogs: i riff sono quindi molto essenziali, quasi tutti con dei semplici powerchord, con qualche piglio epico di tanto in tanto, capace di ricordarci un altro nome, giustamente apprezzato dai puristi, come i Brocas Helm, oppure quello dei Darkthrone degli ultimi vent’anni, ma senza l’atmosfera glaciale che li contraddistingue.
I loro brani trattano tutti di storie legate alla Seconda Guerra Mondiale, ma anziché limitarsi ai momenti più salienti decidono di concentrarsi invece sulla resistenza norvegese contro l’occupante nazista: come scelta, in un panorama dove spesso il richiamo a questo periodo storico nasconde ambiguità e posizioni controverse, appare invece una presa di posizione netta, e per questo encomiabile.
Per farlo al meglio, dal loro punto di vista, hanno scelto di cantare unicamente nella lingua madre. Da una parte ha un senso: se l’argomento è così legato a delle vicende accadute al loro popolo, è perfettamente lecito non usare l’inglese; dall’altro, l’inglese sarebbe stato meglio per poter arrivare ad un pubblico più ampio, magari appassionato di Storia (non quindi unicamente per monetizzare di più).
Per quanto riguarda il lato musicale, c’è una voglia considerevole di orientare il tutto alla forma canzone più classica per il genere, anche se la scelta di utilizzare una lingua così poco comune alla maggior parte degli ascoltatori rende il lavoro abbastanza pesante da digerire, nel complesso.
Il brano che rimane più in testa è “Total Kontroll”, non solo perché è l’unico concetto capace di emergere in maniera chiara da tutto il disco, ma anche per la scelta di includere un coro epico e sgraziato tra una strofa e l’altra, ad aggiungere un po’ più di pathos nel brano. I momenti più apprezzabili sono infatti quelli in cui i musicisti vanno oltre i riff più semplici per includere parti un po’ più strutturate, come ad esempio in “Brente Jords Taktikk”, con un bridge pieno di arpeggi; quest’ultima elemento rivela anche un gusto melodico in grado di emergere, a tratti – si veda in merito l’inizio acustico in “Flagget”.
Tra gli elementi che non convincono affatto, oltre ad una certa staticità nel proporre soluzioni quantomai basilari, ci sono anche scelte stilistiche discutibili, come il ritornello di “Skyggens Frekvens”, che sembra copiato nero su bianco da quello di “Still Waiting” dei Sum 41.
Nel complesso, questo “Første Aksjon” non si rivela un lavoro molto memorabile, per di più essendo cantato in norvegese è particolarmente ostico per chi non parla la lingua. Va benissimo scegliere argomenti ricercati e proporli nella lingua di riferimento, ma con un sound così scarno non è la scelta migliore, specie se si vuole arrivare ad un pubblico più ampio.
