SACRI SUONI – Time to Harvest

Pubblicato il 19/01/2026 da
voto
7.0
  • Band: SACRI SUONI
  • Durata: 00:37:48
  • Disponibile dal: 23/01/2026
  • Etichetta:
  • Electric Valley Records

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La copertina bucolica di “Time To Harvest”, il nuovo album dei meneghini Sacri Suoni, non deve trarvi troppo in inganno, anche se baffi e occhiali fanno già sottintendere qualcosa di quello che troverete nei quattro brani che lo compongono.
Nati dalle ceneri del progetto Stoned Monkey, il quartetto si era già fatto notare nel 2023 con il debut “Sacred Is Not Divine”, che li aveva portati poi a condividere il palco con varie altre formazioni della scena, come i nostrani Messa o i canadesi Dopethrone. Il merito? Una miscela riuscita di stoner/doom/sludge cosmico con tonnellate di fuzz e distorsione, caratterizzata da riff di chitarra pensati per farsi strada nella mente dell’ascoltatore.

Sin dall’iniziale “Plow The Void”, si nota inoltre l’utilizzo del synth per evocare una atmosfera ancora più cosmica e spaziale: ogni brano è una specie di suite a sé stante divisa in vari movimenti, con la voce che accompagna l’ascoltare fra momenti più sabbathiani, contraddistinti dal lavoro alla chitarra solista di Gianmarco De Santis, o da buchi neri e polveri interstellari tessuti dal riffing di Giacomo Tagni.
Particolarmente riuscita “Soothe”, che porta con sé proprio echi di un certo doom moderno, avvicinandosi, in particolare nello stacco acustico con la voce di Elena Cornaggia e i sintetizzatori di Luca Martegani, a sperimentazioni più ambient di casa Dead Can Dance e affini. I punti migliori del disco, infatti, si manifestano da una parte negli sfoghi virtuosistici della chitarra, e, dall’altra, nei momenti più riflessivi e sacrali dedicati a chi ama la psichedelia.
Il brano più breve – e forse di più facile comprensione – è “Dissolve To Reunite in Varanasi”, decisamente più vicina a delle sonorità cosmic doom ‘tradizionali’, che lascia spazio alla finale “It Will Crumble Before Us”, dove la chitarra assume una sonorità quasi malinconica e sicuramente molto spaziale, andando a prendere dal caro, vecchio sound del deserto.

Il lavoro di Mattia Carabelli al basso e la batteria di Alessio Gavioli, che sostengono l’impianto sonoro con tutta la pesantezza che il genere suonato richiede, impacchetta e presenta agli ascoltatori avvezzi a queste sonorità un album densissimo, ma non per questo poco scorrevole e, anzi, capace di trascinarci dritti nelle atmosfere spaziali dipinte dal quartetto.
Sarebbe stato forse più interessante sentire un po’ di sperimentazione in più sulla parte elettronica e acustica, vero fiore all’occhiello di “Time To Harvest”, e si nota la mancanza di una o più canzoni davvero memorabili o ficcanti capaci di trainare e far brillare a dovere l’intero platter, ma l’album consolida la posizione del progetto Sacri Suoni e siamo sicuri aprirà loro altre porte verso nuovi abissi sonori interstellari e palchi sempre più importanti.

TRACKLIST

  1. Plow the Void
  2. Soothe
  3. Dissolve to Reunite in Varanasi
  4. It Will Crumble Before Us
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