5.5
- Band: SACRIFICIO
- Durata: 00:34:24
- Disponibile dal: 09/12/2016
- Etichetta:
- Nuclear War Now
Forti di un artwork moderno e sobrio, i nostri nuovi amici Sacrificio approdano nell’oceano discografico con un album fresco e innovativo come quello che vi state rigirando tra le mani al negozietto di dischi tra sensazioni contrastanti: figaggine di sicuro, perché il sedicenne che è dentro di voi è ancora vivo e vegeto e risponde ai richiami a tutti quei bei dischi blasfemi del passato, ma anche un crescente senso di dubbio quando vi accorgete che nel retro c’è scritto 2016 e non 1986. Un misto di (poche) sorprese e (molte) conferme dunque quando, una volta attaccato “Guerra Eterna”, ci ritroviamo in un incubo proto-black in cui tutto va scavare nelle radici del genere, tirandone fuori rimandi a simboli e stilemi: suoni, composizioni, riff, arrangiamenti e persino il concept. Già, perché andando così tenacemente a pescare tra i lavori di gente come Celtic Frost, Hellammer, Bathory, Venom eccetera, i Nostri sembrano essersi lasciati prendere un po’ la mano nel dedicarsi anima e putrefatto corpo al più basico black di prima ondata, quello appunto dei nomi su citati, quel – di fatto – thrash-death metal annerito che tanto sa dare con la sua rozzezza e che tanto ha influito nella creazione di quello che oggi conosciamo come, effettivamente, black metal. I brani sono tutti cantati in spagnolo, e francamente abbiamo gran poco da dire a riguardo se non che sono si divertenti da ascoltare e i ragazzi ci credono tantissimo, ma tutto sommato il risultato è anonimo e alla fine un compendio sul bel suonare di una volta; una serie di momenti in cui sembra di ascoltare “Morbid Visions”, assoli pregni di male (in tutti i sensi però), titoli come “Ritos Funerario” o “Razas Del Sepulcro”, croci rovesciate e un sacco di malvagità da parchetto di notte. Siamo sicuri abbiate inquadrato la proposta, e quindi potrebbe anche piacervi. Tutto divertente e ben confezionato, ma a nostro umile avviso se proprio un disco del genere deve essere pubblicato, che almeno sia un concentrato di (vera) foga e violenza, velocità e ignoranza. Che abbia tiro, insomma. E qui casca l’asino, perché in effetti in “Guerra Eterna” tutto questo c’è, ma non è abbastanza per gli standard a cui altra gente ci ha fatto ben abituare. Un discone, dunque, se fossimo nell’83, ma oggi così così.
