SACRIVERSUM – Before The Birth Of Light

Pubblicato il 05/05/2026 da
voto
7.0
  • Band: SACRIVERSUM
  • Durata: 00:44:37
  • Disponibile dal: 08/05/2026
  • Etichetta:
  • Fireflash Records

Sesto album per i Sacriversum, band di nicchia che affonda le sue origini addirittura nell’anno 1992 e che vede in formazione il bassista/cantante Remo Mielczarek, coinvolto anche nel gruppo di culto Pandemonium, tra i più importanti all’epoca nella scena polacca insieme a Vader e Imperator.
Dopo gli esordi in chiave death metal e un’immediata svolta verso il gothic a metà anni Novanta, il combo di Łódź si scioglie nel 2005 per poi tornare in pista nel 2022. Completamente archiviata la fase gothic (fortunatamente), il gruppo presenta ora la sua prima opera dopo la reunion dal titolo “Before The Birth Of Light”, tornando con convinzione sui territori death metal della sua primissima incarnazione, riconducibile al demo del 1992 “Dreams Of Destiny” e all’album di debutto “The Shadow Of The Golden Fire” del 1994, ma con più tecnica nella fase compositiva.

Rispetto ai primi due lavori si sono chiaramente persi i suoni ruvidi e underground di una produzione anni Novanta, a favore di un prodotto più rifinito e potente, mentre rimangono due peculiarità fondamentali come l’utilizzo delle tastiere e massicce dosi di melodia nei riff di chitarra.
I Sacriversum del 2026 stravolgono però la loro formula originale del 1992, in cui si rifacevano a un death metal melodico e tendente alle atmosfere oscure in stile primissimi Tiamat, Paradise Lost e Amorphis, per lanciarsi in un esercizio estremamente insolito di ibridazione tra un death metal più intricato, ma sempre iper-armonioso, e un sound derivante da quell’hard rock vintage dominato dalle tastiere in chiave Deep Purple, primi Whitesnake ed Elf. Infatti, se in passato la band polacca utilizzava tastiere e organi più come sottofondo per creare un’atmosfera fatta di sfumature gotiche e oscure, ora l’approccio del tastierista Krzysztof Baranowicz – anche lui reduce dagli anno Novanta – è più improntato su passaggi virtuosistici, quasi progressive e space.
Sono ancora presenti parti di tastiera tendenti a un death metal gotico come quello dei connazionali Cemetery Of Scream e Sirrah, come per esempio nell’incidere epico e melanconico della parte centrale di “Golden Lights Of Valhalla”, salvo poi giocare con gli incastri degli assoli di chitarra in un’esplosione di melodia evocativa e i tanti cambi di ritmo della batteria, il tutto contraddistinto da un più che apprezzabile livello tecnico.
In chiave death metal si sentono alcune aperture verso la scena melodica svedese degli anni Novanta, ma emergono con più intensità le architetture del death metal tecnico alla Pestilence, Death e Atheist, senza comunque tralasciare sezioni più brutali e aggressive sullo stile di Gorefest e Benediction, soprattutto quando si spinge sull’acceleratore.

Cambiano radicalmente le carte in tavola quando Baranowicz sale in cattedra in versione John Lord e si lancia in ispiratissimi assoli barocchi e neoclassici di tastiera, che catapultano l’ascoltatore da un quadro death metal a una fusione di metal estremo e hard rock anni Settanta in un’affascinante contrasto di tonalità e armonie: in questo senso fungono perfettamente da esempi tracce come “March Of The Giants”, “We’re Storming Through The Night”, ‘Let Us Ride The World” e “Chief Of The Fearless”.
Al primo ascolto potrebbe sembrare una fusione anacronistica e poco funzionale, ma in realtà la magia di queste tastiere, ispirate a una dimensione sulla carta assai distante quella del death metal, si lega molto bene sia alle complesse parti di batteria sia alle orchestrazioni di chitarra. A livello ritmico ci si muove con disinvoltura tra blast-beat, doppia cassa e intermezzi quasi jazzistici come nella title-track, che richiama il compianto Sean Reinert. Valida anche la prova vocale di Remo, che si concentra su un growling aggressivo e di impatto alla Dave Ingram e al migliore Piotr Paweł Wiwczarek dei compatrioti Vader.

L’album, realizzato dalla tedesca Fireflash Records, dura quasi tre quarti d’ora e si sviluppa su otto brani più intro. Lodevole lo sforzo di miscelare tradizione e innovazione, anche se può apparire una scelta rischiosa nel 2026, soprattutto se ci si vuole rivolgere alle nuove generazioni, che faticheranno a percepire la ricercatezza di una tastiera così simile a quella di giganti come il sopraccitato Lord, Tony Carey, Keith Emerson, Geddy Lee o Claude Schnell, giusto per citarne alcuni.
“Before The Birth Of Light” non è né un capolavoro né un disco irrinunciabile, perché in termini di death metal cade troppo spesso nella trappola del già sentito, soprattutto quando cerca di emulare i padri fondatori delle varianti più tecniche e melodiche della scena anni Novanta.
Detto ciò, è comunque un album che può incuriosire e stupire allo stesso tempo, perché fa qualcosa di ambizioso e rivoluzionario, quando cerca di distinguersi dalla massa, inserendo l’unicità di un organo Hammond nel metal estremo: roba per pochi nostalgici, purtroppo…

TRACKLIST

  1. From The Sea Side
  2. We're Storming Through The Night
  3. Let Us Ride The World
  4. Golden Lights Of Valhalla
  5. March Of The Giants
  6. Before The Birth Of Light
  7. We Die, We Fly
  8. Chaotic Realm Of The Sea
  9. Chief Of The Fearless
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