6.5
- Band: SACROSANCT
- Durata: 00:57:25
- Disponibile dal: 07/03/2025
- Etichetta:
- ROAR! Rock Of Angels Records
Spotify:
Apple Music:
I Sacrosanct sono una compagine nata nel lontano 1988 dal chitarrista Randy Meinhard e il batterista Marco Foddis, conosciutisi in seguito alla loro militanza nei Pestilence.
Seppure nel corso degli anni si sia notata un’evoluzione stilistica della band, la proposta corrente tende a muoversi intorno ad un thrash metal caratterizzato da voci pulite e riff di chitarra molto serrati e taglienti, il tutto accompagnato con qualche sporadico accenno progressive, principalmente per quanto riguarda l’utilizzo di tempi dispari durante i breakdown.
L’ultimo album rilasciato – intitolato “Kidron” – si pone come un crogiolo di diverse influenze che spaziano dai sapori dei primi Metallica in pezzi come “Gethsemane” – in cui il cantante Max Morton sembra quasi imitare gli iconici raschiati di James Hetfield – a elementi più vicini al mondo degli Iron Maiden più classici, fatti di acuti spaccabicchieri e armonizzazioni di chitarre, chiarissime in brani come “Avenging Angel”.
L’animo progressive, seppur ampiamente enfatizzato e sottolineato dalla stessa band, che si autoidentifica in questo modo, non sembra arrivare all’ascoltatore finale se non in forma di sporadici cambi tempo: questi, seppur gradevoli e ben pensati, non bastano ad attaccare l’etichetta ‘prog’ ad un album che viaggia su lunghezze d’onda ben diverse da band come Opeth, Dream Theater, Meshugga o gli stessi Pestilence, con cui i Sacrosanct condividono appunto i membri fondatori.
L’album risulta un prodotto decisamente ben strutturato, nonché registrato in maniera più che soddisfacente, ma che fatica a rimanere impresso nella mente di un ascoltatore e non riesce a portare a casa un netto balzo in avanti rispetto al precedente “Necropolis”, rilasciato nel 2018.
I brani tendono a somigliarsi tra loro e, a volte, si ha l’impressione che alcuni di essi siano inutilmente lunghi, come la penultima “Before It Ends”, la quale avrebbe probabilmente beneficiato di un taglio dell’intro che, seppur ben recitato, risulta lento e quasi strascicato su un tappeto di accordi tirato decisamente troppo a lungo.
Un più attento ascolto rivela invece alcune pecche che, seppur non gravissime, si sarebbero potute limare nel corso dei sette anni che hanno separato l’ultima fatica discografica dalla precedente release. Le parti di batteria sarebbero potute essere curate maggiormente e beneficiare di un maggiore impulso creativo, esattamente come le linee melodiche di chitarra le quali, alla fine dei giochi, risultano un po’ simili tra loro e di scarso impatto, se non consideriamo la performance in pezzi decisamente ben riusciti come “The Pain Still Last”, tristemente relegata in ultima posizione.
“Kidron” dei Sacrosant è un album discreto, piacevolmente ascoltabile e sicuramente più che sufficiente; un prodotto discografico che però denota un’incapacità della band di uscire fuori da una zona di confort in cui molte compagini di lunga durata tendono spezzo a sguazzare.
