SAIDAN – Fangdriller: Scars Beneath Memory’s Wrist

Pubblicato il 16/06/2026 da
voto
8.0
  • Band: SAIDAN
  • Durata: 00:47:07
  • Disponibile dal: 19/06/2026
  • Etichetta:
  • Avantgarde Music

La storica etichetta italiana Avantgarde Music, da trent’anni alla ricerca di giovani talenti nell’underground e con particolare predilezione per i gruppi più estremi e innovativi, anche stavolta ci presenta qualcosa di molto interessante, senz’altro una delle band da tenere più sott’occhio nella scena statunitense contemporanea.
Stiamo parlando ovviamente dei Saidan, un gruppo black metal di Nashville, capitale dello stato del Tennessee, ma soprattutto città della musica e sede della storica Gibson. La peculiarità che balza subito all’occhio, ancor prima che all’orecchio, è che questo giovane duo si ispira all’estetica e all’horror giapponesi, tanto che – nonostante siano americanissimi – potrebbero essere scambiati per musicisti del Sol Levante.

Fondati nel 2020, hanno già pubblicato, in soli cinque anni, ben tre album di inediti: “Jigoku: Spiraling Chasms of the Blackest Hell” del 2021, “Onryō II: Her Spirit Eternal” l’anno successivo e “Visual Kill: The Blossoming of Psychotic Depravity” due anni fa, tutti molto affascinanti e di alto livello qualitativo, a parte forse il primo, ancora un po’ troppo acerbo e registrato approssimativamente.
Ora è la volta di “Fangdriller: Scars Beneath Memory’s Wrist”, ultimo parto della mente di Hundosai, alias Hunter Valentine, batteria, e di Splatterpvnk, alias Tyler Sellers, che si occupa invece di tutti gli altri strumenti.
Si tratta di un nuovo capitolo del concept che lega tutte le pubblicazioni dei Saidan, ed è per la precisione il prequel di “Visual Kill” del 2023. “Fangdrller” segue infatti le vicissitudini della studentessa Junko, perseguitata da una malinconica solitudine, e il cui isolamento la rende la vittima perfetta di un misterioso culto noto come ‘Ethereal Blood’.
Mentre i testi trattano temi come depressione, pene d’amore e solitudine, visivamente i Saidan si ispirano al ‘Visual Kei’, il movimento culturale e musicale giapponese nato nei primi anni Ottanta, caratterizzato da musicisti che utilizzano costumi sgargianti, trucco pesante, acconciature appariscenti e un’estetica spesso androgina, ed è collegato ad altri movimenti occidentali quali il glam e la new wave.

Se i generi musicali coinvolti sono diversi, dal pop al rock, dal punk all’elettronica, tra i primi gruppi del movimento è possibile annoverare gli X Japan, stilisticamente nell’area dell’heavy metal e senz’altro numi tutelari per i due di Nashville, che per il resto pescano a piene mani anche dal black metal dalle tinte gotiche che fece la fortuna dei Cradle Of Filth a partire da metà anni Novanta, con qualche ulteriore spunto norvegese e varie incursioni, nell’hardcore e nel metal più classico, palesate da un tiro indiavolato, assoli melodici e veloci e soprattutto da riff in grado di stamparsi in testa al primo ascolto, come quello della quasi title-track “Stained Glass Sin – Fangdriller”, colossale, che rimanda agli Emperor di “IX Equilibrium”, o quello altrettanto titanico di “Ethereal Blood” che può ricordare invece i Taake di “Hordalands Doedskvad”.
Il cantato, in puro stile black metal, tra Dani Filth e Ihsahn, non lascia spazio ad ulteriori aperture melodiche, ma risulta perfetto per lo stile proposto; la batteria è un’arma letale che va a caratterizzare potentemente la musica degli statunitensi, velocissima, precisa e di grande inventiva.
Scritto e suonato interamente dai due membri, mixato e masterizzato dallo stesso Splatterpvnk, l’album, ancora una volta, presenta una copertina realizzata dall’artista visivo giapponese Seiyak17, che inquadra alla perfezione l’opera.

I Saidan hanno senz’altro una spiccata personalità che balza immediatamente all’orecchio; si potrebbe definirlo un black metal ‘kawaii’, la parola che i nipponici usano per descrivere tutto ciò che può risultare grazioso: senz’altro una sfida ai puristi, che tuttavia riesce a coniugare egregiamente vecchio e nuovo, risultando quasi una musica sì nostalgica, ma di un tempo che in realtà non c’è mai stato.
Perizia tecnica e pulizia sonora li potrebbero avvicinare ai conterranei Deafheaven, ma ciò che si rivela veramente unico e caratterizzante è l’umore generale del disco, capace di rispecchiare esattamente le idee che i due ragazzotti americani hanno in mente, in particolar modo questa sorta di solido ponte da loro egregiamente imbastito tra musica occidentale e giapponese: l’ariosità delle tastiere, l’utilizzo delle scale maggiori, la melodia imperante sono tutti strumenti che i Saidan usano saggiamente per centrare il loro obiettivo.

Inutile segnalare i brani più significativi, poiché tutto l’album è meritevole e non presenta cali di sorta, ma, oltre le due canzoni già citate, vale la pena almeno di sottolineare l’inaudita carica delle prime due tracce “Razorblade Temptation” e “Rapture (I’ll Wait for You)”, in grado di mettere subito in chiaro cosa ci si deve aspettare da questi due folli iconoclasti della fiamma nera.
Una boccata d’aria fresca palesata da un tiro assurdo e inarrestabile, da grandi riff di chitarra, da melodie magnetiche e immediate, ma anche da un perfetto equilibrio di fondo, perché qualsiasi elemento di quest’album, se non ben dosato, pregiudicherebbe il risultato finale: c’erano mille maniere diverse infatti di fallire in quest’impresa, e invece i Saidan escono fieramente vincitori – e noi, felicemente appagati.

TRACKLIST

  1. Razorblade Temptation
  2. Rapture (I’ll Wait for You)
  3. Immersed by Eternity’s Blade
  4. Kara no Bara
  5. Womb of Hatred
  6. Stained Glass Sin - Fang Driller
  7. Her Lips Pressed Against a Coffin Nail
  8. Ethereal Blood
  9. Beat to Death
  10. Mortuary
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