6.5
- Band: SAILLE
- Durata: 00:52:06
- Disponibile dal: 13/02/2026
- Etichetta:
- Non Serviam Records
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Dopo una pausa di riassestamento stilistico e ricollocazione geografica (la band, inizialmente originaria del Belgio, ha ora stabilito definitivamente il suo quartier generale in Olanda), tornano in pista i symphonic/epic black metaller Saille con un album nuovo di zecca, intitolato “Forebode”, in rampa di lancio per la pubblicazione su Non Serviam Records.
Questo, almeno, è quanto dichiarato dalla band sul comunicato stampa ufficiale, eppure risulta piuttosto difficile concordare con la definizione di ‘full-length’ che i nostri danno di questo lavoro, nel quale i brani nuovi sono solamente quattro (di cui uno è un interludio strumentale della durata di un minutino scarso), per un totale di una ventina di minuti di musica interamente inedita; il resto della tracklist è completato da una nuova versione di “Haunter Of The Dark” (brano tratto dal secondo album “Ritu” del 2013), da una versione espansa del brano “Eater Of Worlds” (originariamente pubblicato sull’ album, “Eldritch” del 2014, cui sono state aggiunte nuove parti orchestrali), e da tre brani (“Maere”, “Tephra” e “Plaigh Allais”) registrati dal vivo (con la partecipazione di un violinista in carne ed ossa) al Metal Méan Festival e al Graspop Metal Meeting.
Il materiale presente ci dà comunque l’opportunità di testare lo stato di salute in casa Saille all’alba di questo 2026. Stando alle dichiarazioni della band, l’intenzione sarebbe quella di riappropriarsi delle atmosfere che caratterizzavano i loro primi lavori, abbandonando in larga parte le tentazioni riconducibili al blackened death metal ‘muscolare’ delle prove più recenti, in favore di un approccio più epico e più classicamente black; intenzioni che si traducono in realtà non appena le prime note dell’opener “Deception Of Decadence” iniziano a diffondersi nell’aria.
E’ infatti facilissimo ritrovare i Saille di “Irreversible Decay”, “Ritu” e “Eldrich” nei riff in tremolo picking e nelle orchestrazioni che caratterizzano il dipanarsi di questo brano, nonché nelle atmosfere epiche e malinconiche che ne tratteggiano l’afflato emotivo.
Echi dei Borknagar ‘mediani’ e dei Vintersorg meno sperimentali si possono cogliere lungo l’intera composizione (soprattutto quando il cantante Jesse Peetoom abbandona lo scream per lanciarsi in evocativi vocalizzi clean), anche se i riferimenti stilistici più evidenti nella proposta dei Nostri tornano ad essere i Dimmu Borgir post-”Enthrone Darkness Triumphant” e i primi Carach Angren.
Le recenti tentazioni black/death si rifanno vive quando i ritmi calano e i riff si fanno più densi e corposi, come avviene nella parte centrale del brano, ma in linea di massima i nostri riescono a mantenere un’atmosfera coerente dall’inizio alla fine, confezionando una composizione piuttosto convincente.
Sorvolando sul breve interludio “Echoes Of Emphaty” (pur intrigante, nel suo sviluppo di intrecci vocali dai toni quasi gregoriani), i due inediti rimanenti, la furibonda “Cycle Of Cynism”, scandita da un blast-beat implacabile, e la più atmosferica e cupa “Reminiscence Of Regrets”, arricchita da echi ‘swedish’ di scuola Dissection, non fanno altro che confermarci il tentativo intrapreso dai Saille di riappropriarsi della loro indole più puramente symphonic black, con risultati assolutamente apprezzabili.
Nello stesso percorso si inseriscono anche le nuove versioni di “Haunter Of The Dark” e “Eater Of Worlds”, più cupe e, per certi versi, ancor più ‘old-school symphonic black’ delle originali – soprattutto la prima, mentre la versione espansa di “Eater Of Worlds” mette in mostra tutta la maestria sviluppata dai Saille riguardo alla componente puramente sinfonica della loro proposta – mentre le riproposizioni live di “Maere”, “Tephra” e “Plaigh Allais”, pur ottimamente interpretate e registrate (la presenza di un autentico violinista dona sicuramente un tocco intrigante ai brani), poco aggiungono alla sostanza di un lavoro per sua stessa natura interlocutorio, che lascia buone sensazioni per quanto riguarda il cammino futuro dei Saille, ma che avrà sicuramente bisogno di essere seguito da un lavoro più corposo e strutturato per poter trovare le necessarie conferme.
