SAMOTHRACE – Reverence To Stone

Pubblicato il 23/08/2012 da
voto
6.5
  • Band: SAMOTHRACE
  • Durata: 00:34:48
  • Disponibile dal: 31/07/2012
  • Etichetta: 20 Buck Spin
  • Distributore:

I Samothrace sono una band doom metal americana abbastanza tipica. Ancor più tipica se presi nel loro contesto geografico, ovvero quel North West americano un po’ sognante, spirituale e bucolico che dà i natali ad altre solenni post-metal band, come ad esempio gli Agalloch e i Wolves In The Throne Room. Anche i Samothrace, dunque, sembrano assorbire le energie vitali della loro terra incontaminata e la loro musica sembra essere fatta tanto di foreste, montagne e leggende, quanto di watt e amplificatori. E’ musica evocativa, intimista e profondamente spirituale, ancorata alla realtà circostante, estrapolata e ri-rappresentata in musica. I toni sono epici, malinconici, solenni e immersivi, tentano di riprodurre uno stato di trance o di profonda riflessione. Le due lunghe tracce che compongono il lavoro suggeriscono questo aspetto anche nel format, adeguato – e forzato – a contenere una sostanza musicale epica, vasta e profondissima. Inutile spiegare nel dettaglio la componente psichedelica del lavoro, che è praticamente ipersviluppata: i synth e le sculture di feedback e riverberi dei Samothrace sono presi direttamente dai deliri di onnipotenza psichedelica degli Acid Mothers Temple e dei Boris, e la loro efficacia tutta basata sull’essenzialità sembra essere stata partorita direttamente da una “Freedom Run” dei Kyuss impossibile da dimenticare. Il tutto è convogliato da un impianto ritmico lento a tal punto da simulare il galleggiamento o la sospensione in una sorta di stasi; congegno, questo, tipico certamente del doom ma anche insostituibile per chiudere ottimamente il cerchio attorno al discorso psichedelico immenso che i Samothrace cercano, con successo innegabile, di argomentare. Il finale di “When We Emerged”, per esempio, senza andare troppo per il sottile, va a sfiorare i lidi funeral doom degli Evoken, dei Mournful Congregation e degli Asunder, tanto appare dilatato e sbrindellato in mille direzioni diverse, frantumato in battiti isolati che sembrano ‘congelati’ a mezz’aria in un immobilismo quasi surreale. Chiude la faccenda l’inevitabile flusso post-rock convogliato dai Nostri, preso in prestito direttamente dai vari Godspeed You! Black Emperor e compagnia bella, e atto ad amplificare il senso di smarrimento mentale e di vastità del lavoro. Il tutto, in poche parole, ci ricongiunge ovvimamente al (solito) lume secolare post dei Neurosis e finisce per dipingerci un quadro di insieme valido sotto molti punti di vista, ma ancora una volta penosamente stra-sentito.

TRACKLIST

  1. When We Emerged
  2. A Horse Of Our Own
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